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2015.01 Quale domanda

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SONO O NON SONO “CHARLIE?
QUALE DOMANDA?



Un grido d’indignazione a stento trattenuto…
Lacrime che non possono non scorrere… almeno nel cuore…
Abbiamo ancora negli occhi le immagini dei giorni scorsi, e negli orecchi il ripetersi incalzante di notizie di morte.
Ancora una volta, un esacerbato integralismo che non risparmia nemmeno i bambini – proseliti facili da impiegare – un estremismo religioso che non può arrogarsi il diritto di rivendicare come fedeltà al proprio Dio un operato di sangue, hanno ferito profondamente la nostra società.

Una forma di violenza inaudita, che non è possibile accettare, in alcun modo!
Ma non posso fare a meno di chiedermi, e me lo sto chiedendo fin dal primo mo-mento: è giustificabile una satira offensiva che abbia come oggetto la fede, un agire alla ribalta della politica, personaggi maggiormente in vista per il ruolo che ricoprono?
E se il cuore si sente strizzato dal dolore ingiusto provocato con tanta violenza, non lo è da meno nell’accorgersi di una giustificazione globale nei confronti della causa scatenante: una satira a tutto campo.
Nei giorni scorsi è stata una proclamazione corale: “Je suis Charlie”, ma verità vuole che, forse, non lo siamo affatto e non possiamo esserlo, per una duplice ragione.
Non tutti abbiamo il coraggio di fare luce sulla verità, e proclamarla, anche se scomoda; soprattutto, non possiamo e non dobbiamo farlo in maniera graffiante.
La libertà è un diritto sacrosanto, certo! E la libertà di espressione, pure! Ma non ci è lecito dimenticare che non esiste libertà senza limite. Nel momento in cui, esercitando il mio diritto alla libertà, io sconfino in modo spregiudicato oltre il rispetto dell’altro, l’accoglienza, la comprensione, la tolleranza e la ricerca di una convivenza pacifica… il mio non è più un agire improntato alla libertà, ma diventa, di fatto, violenza; una violenza altrimenti esercitata, anche se solo verbalmente o col tocco artistico di una matita.
Non so se siano in molti a condividere il mio pensiero: mi sento abbastanza sola a pensarla così. Non approvo assolutamente la violenza che porta ad uccidere, in nome della propria fede, in un certo senso ferita e vilipesa; ma la mia coscienza rifiuta anche il ritenere tutto lecito, in nome della “libertà di espressione”, quando ciò che si proclama diventa, per l’altro, offesa profonda, anche se scaturisce da una semplice matita.
Ci sono tanti modi, ugualmente scherzosi, di fare ironia sugli accadimenti della storia, e si possono trovare accenti di gustoso umorismo, ma senza offendere gli altri, senza ferirli!
Forse… abbiamo bisogno un po’ tutti di ridimensionare il nostro modo di pensare!
Forse, soprattutto, dobbiamo imparare l’arte di non schierarci, anche tacitamente, con nessuna forma di violenza!
Non posso farci niente! Non posso che pensarla così! D’altra parte… me l’ha insegnato il Gesù del Vangelo, unica legge che sento davvero mia, e che mi sforzo di vivere, giorno dopo giorno, nonostante gli innumerevoli contrasti e le comprensibili fatiche.

 
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