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2015.02 Tra fiori e cenere

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TRA FIORI E DESERTO…
Momenti culturali che s’incontrano


Quando dico “culturali” faccio riferimento a ciò che la cultura è nella sua interezza.
Tutto ciò che abbraccia la vita, la esprime, la racconta, l’aiuta a crescere.
Tanto sotto il profilo sociale e di conoscenza laica, quanto nella sfera del religioso e del sacro. Quel “religioso” e “sacro” che nulla ha da spartire con integralismi e devozionismi (n.b. gli “ismi” dicono sempre eccessi, derive poco raccomandabili e selettive…), ma si propone come Verità, come valore di umanità pulita e autentica.
Ovvio che il Vangelo c’entri a pieno titolo! E i Suoi insegnamenti, pure!
Ci siamo dentro appieno, in quei proclami di coerenza e di fede, di appartenenza e di un professare che non ostenta, ma è! Semplicemente “è”, perché i Suoi valori sono gli stessi dell’umanità intera, in qualsiasi parte della terra, anche se diverso è il nome del proprio Dio e differiscono le modalità di rapportarsi a Lui e vivere il proprio culto.
San Remo è la “terra dei fiori”…
Quale cornice più consona, dunque, alla fioritura della musica nostra, italiana?
Certo, l’edizione di quest’anno è stata notevolmente migliore delle due che l’hanno preceduta, nell’ambito dei presentatori che, quanto meno, ci hanno risparmiato volgarità del tutto gratuite e continue allusioni, doppi sensi e apprezzamenti non accettabili…
Ho voluto guardarle quasi per intero, le serate in programma, perché una realtà come quella di San Remo, dà un po’ il polso della situazione di casa nostra…
È un fatto di cultura, che lo si voglia ammettere o no!
Notevole lo sforzo di presentare un po’ tutti gli ambiti della società attuale, anche nello spaccato delle più variegate realtà dentro cui ci troviamo a vivere, accolte o meno: dalla famiglia più che numerosa (16 figli sono davvero tanti, oggi, e quella comparsa ha suscitato polemiche non del tutto benevole, nel mondo del web) a quella comicità – che poteva essere davvero risparmiata! – sul matrimonio omossessuale…
Secondo i principi sacrosanti di rispetto della persona e delle diversità che ognuno si porta dentro e vive… trovo eccessiva una certa ostentazione del problema… Tanto più in una manifestazione così vicina alla gente come quella di San Remo!
Quel che esula dalle regole della natura, disegnata e scritta così bene da Dio nella nostra carne di creature, va compreso, accolto, giustificato, accompagnato con prudenza e umanità, ma non ostentato quasi a volerlo rivestire del carattere di normalità.
Non ho nulla contro chi si sente diverso dentro il suo corpo (mi dico spesso che non sono migliore degli altri, e se le occasioni della vita non avessero giocato in mio favore nel modo attuale piuttosto che in un altro, potrei vivere anch’io pro-blematiche faticose e pesanti da portare; e così dovrebbe dirsi ciascuno…), ma trovo che non si debba farne ostentazione.
La “comicità”, quella vera, sa far sorridere con gusto, anche sulle realtà che ci afflig-gono ogni giorno, ma non manca di rispetto e non espone pubblicamente i limiti e le carenze altrui, il più delle volte giudicati tali da noi, ma quasi sempre “diversità”.
Bisogna pur ammettere che la nostra società è allenata ben poco ad una certa forma di “deserto” che siamo chia-mati a vivere dentro di noi… un deserto fatto di si-lenzio e di accoglienza, dove la vita, elaborata con saggezza, ci arricchisce proprio nelle diversità che siamo e orienta i nostri cammini di creature: ugualmente deboli, ugualmente precarie, ugualmente segnate da fragilità e inconsistenze, traguardi che si vogliono raggiungere, e deviazioni, il più delle volte, non volute!
Il “deserto” di questo tempo particolare che l’Anno Liturgico ci invita a vivere, dunque, non è fatto di roccia o sabbia, ardente nel giorno e gelido nella notte… è quel tirocinio quotidiano che ci pone accanto agli altri e segna il passo del nostro rapporto e della nostra comunione… faticosa da costruire, ma possibile!
È quella sosta del tempo e della storia – nostra, personale – per rivisitare il vissuto senza condannarci né condannare gli altri, e vivere con speranza questo presente che si affaccia all’orizzonte sempre più oscuro e minaccioso, con uno sguardo al futuro che, se da una parte ci fa trepidare, dall’altra ci sorprende con la novità della grazia e della Provvidenza, perché riposa tutto nelle mani di Dio che ci è Padre e non si stanca di pen-sare a noi e sostenerci nel cammino.
…E fiorirà, questo deserto, nella misura del saperci accoglierci e accogliere la vita!
Sì, perché non sempre, questa vita che ci scorre fra le mani, come i granelli d’arena fra le dita di un bimbo, noi sappiamo accoglierla e viverla in pienezza, così come merita!
Allora i nostri cammini s’incontreranno in una pace possibile e vera!
Abbiamo compiuto numerosi progressi; tanti passi verso una più ampia comunione dei popoli sono stati mossi nella direzione della universalità (la globalizzazione mostra a pari merito due facce della stessa medaglia, con la sua valenza per la crescita di tutti i popoli e le persistenti discrepanze: emarginazione, povertà, fame, condizioni disagiate); pur tuttavia siamo creature che, spesso, non sanno dell’altro, e ciò che maggiormente ci unisce è anche quanto di più crea lontananza e dialogo mancato.
Il deserto torni a risplendere anche per noi della sua luce dorata, per farci riscoprire…
il dialogo e la comunione;
il silenzio vero, profondo, in cui ritrovare se stessi;
il passo, anche stanco, che conduce alla sorgente;
l’acqua che cadrà per risvegliare i fiori assopiti sotto la coltre ardente…


 
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