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2015.04 L'asinello che portò Gesù

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Conoscevo già da diversi anni questa riflessione-preghiera-poesia sull'asinello che ha portato Gesù mentre saliva a Gerusalemme, acclamato da gente in festa che agitava ramoscelli di ulivo e di palma... e ne ho sempre custodito il ricordo come di perla preziosa... Non è stato facile ritrovarla!
Ma è così carica di verità e di bellezza, della realtà vera che ognuno di noi  è, nella sua piccolezza! Perché, al di là di ogni valutazione e apparenza, noi possiamo portare Dio... Desidero riproporla, in questa nuova "Domenica delle Palme", alla riflessione di quanti, pur sentendosi piccoli e inadeguati, non smettono di amare e di "portare" sulle proprie spalle il "peso" del dolore degli altri, di portare Dio!
Che ognuno di noi possa farsi davvero portatore di Dio, da piccolo e povero "asino" quale si sente... perché non conta ciò che valutano e pensano di noi gli altri, ma ciò che siamo agli occhi Suoi, di Padre che ci ama davvero: picoli e poveri asini che non si tirano indietro, che sono pronti a tutto, perché... amano!


Che avventura per me! Ho portato Dio!

Ho sentito da lontano:
"Il Signore ne ha bisogno!".
Ed ecco che intorno a me
tutto il mondo si è agitato.
Le genti si sono messe a cantare:
"Osanna! Osanna!".
E io ho portato Dio!

Avevo sentito dire che Dio
aveva bisogno degli uomini,
ma possibile che avesse veramente
bisogno di un asino?
E tuttavia ho sentito proprio bene:
"Il Signore ne ha bisogno!".

E ogni specie di pensiero è sorto in me,
gli stessi che vengono allo spirito umano
quando si sente chiamato dal Signore
E pensavo: non è a me che Lui si riferisce.
Ci sono tanti altri asini ben più grandi e forti.
E ci sono pure dei cavalli:
che sarebbero certamente più adatti per portare Dio…

E mi dicevo:
sarà pesante, troppo pesante questo Dio
per un piccolo asino.
Io ho già abbastanza fardelli quotidiani!
Perché non mi lascia tranquillo?

E mi inquietavo:
d’accordo, sono attaccato,
ma almeno sono all’ombra,
al riparo dai colpi e dall’essere preso in giro.

Non ho domandato niente…
Chi è poi questo Signore,
per importunare chi tenta di vivere nascosto?

Ma io avevo inteso:
"Il Signore ne ha bisogno!".
E avevo capito: "Ho bisogno di te!".
Che fare? Cosa dire?
Io mi sono lasciato staccare
e mi sono lasciato condurre....
E Lui, il Signore dei Signori,
si è fatto leggero, dolce e tenero
al punto che a un certo momento
ho creduto che non fossi più io
che portavo Dio,
ma Lui che portava me.

(Guy Gilbert)


 
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