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2015.06 Per comprendere e comprenderci

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PER COMPRENDERE E COMPRENDERCI

Penso con nostalgia a quella sera della prima Pentecoste cristiana, quando, ricolmi del Fuoco trasformante, tutti quelli che si trovavano in casa, uscirono e cominciarono a parlare altre lingue, “come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi”. Tante lingue, ma in realtà una sola: quella di Dio che passa attraverso la fede e l’ascolto, la sensibilità e la storia di ciascuno… E chiunque si trovasse in quella piazza, ascoltando, udiva parlare la propria lingua nativa.
Dio sempre rispettoso delle diversità, delle caratteristiche di ogni Sua creatura, si adatta, per così dire, alle sensibilità, alle esperienze concrete, alla storia, alla collocazione geografica, alle situazioni particolari, a ciò che ognuno è e vive… e non svende cultura e tradizione!
“Per comprendere e comprenderci”, non bisogna, necessariamente, abdicare alla propria ricchezza linguistica, così carica di magia e capace di suscitare emozioni forti e condivisibili.
Mozart è il mio musicista preferito, ma non devo modificare una sola nota delle sue composizioni, né rinunciare alle mie conoscenze e alla mia esperienza,
per sentirmi conquistare da quel fascino musicale: mi basta, semplicemente, ascoltare e lasciami calare dentro quelle melodie. La lingua italiana è il Mozart della situazione…
Comprendo perfettamente la necessità di una lingua che accomuni maggiormente tutto il genere umano, per facilitare la comunicazione, ma non accetto questa svendita a basso costo della nostra lingua così bella e ricca di fascino! Talmente bella che diverse persone nel mondo la studiano per leggere e gustare, per esempio, la Divina Commedia in lingua originale, senza la mediazione delle traduzioni che, lo sappiamo bene, non sempre danno ragione del significato profondo che abita quella parola, quel pensiero, quell’espressione…
Non ce l’ho con l’inglese né con nessun’altra lingua, ma adesso è davvero troppo! Con la ricchezza di vocaboli di cui disponiamo, perché continuare a “mendicare” una terminologia d’oltre Manica?
Tutto il linguaggio corrente è ormai impastato di espressioni prese in prestito dall’inglese e il nostro parlare quotidiano, non di rado, soprattutto per i meno addetti ai lavori, rischia di farsi sempre più incomprensibile e lontano!
Pubblicità, politica, economia, mercato… sempre più si avvalgono rigorosamente di vocaboli inglesi! Eppure… non manca alla nostra bella lingua italiana un’ampia gamma di parole con cui esprimere, non solo significati, ma svariate sfumature di significato!
Dialoghiamo pure, se necessario – supposta una discreta conoscenza – attraverso l’inglese, ma coltiviamo la nostra lingua così bella! Amiamola! Non svendiamola oltre, al ribasso e con indifferente negligenza!
Fa pena sentire parlare politici e altre persone di spicco con tutta una fioritura di errori! Il congiuntivo, ormai, è quasi deceduto; il pronome femminile… quasi scomparso, nonostante tutte le proteste e il femminismo in voga! Per non parlare della pronuncia scorretta delle lettere: “sguadra” anziché “squadra”, “gome”, al posto di “come”… e così via!
E ancora: come non sottolineare, il fin troppo abusato “piuttosto che…”, la maggior parte delle volteintercalato in modo improprio, a sproposito e fuori senso?

Fra tutte le sordità del mondo, che generano indifferenze, più o meno volute e acconsentite, c’è anche quella di non accorgersi di tutte le stonature della nostra lingua, che languisce sempre di più sotto la sferza di invasioni accolte senza battere ciglio! Non a caso, Roberto Nobile (attore-scrittore ragusano), ha scritto di recente un libro: “OSPEDALE DELLA LINGUA ITALIANA, dove le parole usurpate dalle omologhe americane trovano cura e conforto”.
Ricordo una persona a me cara ormai scomparsa, che era solita dire:
“Meriterebbe una condanna per insulto alla lingua italiana”…
Senza arrivare a questi estremi, ovviamente, bisogna lanciare un SOS, prima che sia troppo tardi, prima che la sua bellezza sia del tutto offuscata: Salviamo la lingua italiana! Non accettiamone più, impassibili, la sua agonia!
“Per comprendere e comprenderci”, non occorre rinunciare alla nostra originalità, all’unicità che ci distingue e valorizza, e amplia lo scambio di ricchezze e valori! La profondità di un messaggio, se porta in sé un contenuto grande e universale, ci raggiunge comunque, e possiamo coglierlo nel nostro parlare quotidiano, forse più comprensibile di un altro preso in prestito…
Esattamente come è accaduto in quella lontana sera di Pentecoste…


 
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