2015.09.19-20 Premio Fedeltà alla Montagna - Seminario Vescovile di Bedonia e Santuario della Madonna della Consolazione o di San Marco– case per ferie e per gruppi scout a Bedonia Parma, casa vacanze, case in autogestione o gestite, campo estivo, casa vacanze, casa per ferie, Case vacanze per oratori, scout, campi scuola, associazioni, famiglie, gruppi parrocchiali, scout, autogestioni, in montagna, al mare, ragazzi, bambini Seminario Vescovile di Bedonia, Borgo Val di Taro, Tornolo, Tarsogno, Albareto, casa accoglienza, casa per ferie, ostello gioventù,case per ferie, casa vacanze, holidays, associazioni, famiglie, gruppi.

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2015.09.19-20 Premio Fedeltà alla Montagna

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35° Premio Fedeltà alla Montagna



Nei giorni 19-20 settembre si sono vissuti presso il Seminario di Bedonia, momenti significativi del 35° Premio Fedeltà alla Montagna.
Il 19, alle ore 17:30, nella Sala Convegni: l’incontro con le Autorità e la presentazione del Premio;
alle ore 21, sempre nella Sala Convegni, il relatore John Ceruti, Vicepresidente dell’Associazione “Museo della Guerra Bianca in Adamello”, ha trattato il tema: La Guerra Bianca e le battaglie degli Alpini in alta quota: dotazioni ed armamenti”.
Domenica 20, alle ore 11:00, celebrazione della Santa Messa nel santuario della Madonna di San Marco seguita dalla cerimonia di premiazione presso il piazzale antistante lo stesso Santuario.




Il premiato

Pare bello e molto significativo riportare per intero quanto è stato scritto su Giuseppe Federici.
Fa nascere dentro un grande amore per la natura, una sorta di nostalgia di luoghi semplici e ricchi di quei valori un po' smarriti, oggi, se non proprio dimenticati; e un po' più di impegno a rispettare, custodire, proteggere e salvaguardare l'ambiente...


Classe 1976, l’Alpino Giuseppe Federici vive da sempre ad Anzola, piccola frazione del comune di Bedonia (PR) in Alta Val Ceno. Il piccolo paese montano, che prende il nome dal torrente affluente del Ceno che lo attraversa, conta oggi 40 abitanti. La famiglia Federici è un pezzo importante della storia del Paese. I bisnonni di Giuseppe, infatti, ottennero per primi la licenza per aprire un’osteria ad Anzola agli inizi del ‘900.
Qui, fino agli anni ’70, c’erano la Scuola Elementare per i ragazzi della vallata, un mulino (da cui l’antico nome del Paese, Molino dell’Anzola), un ufficio postale, quattro botteghe e tre osterie.
A partire dagli anni ’70, il progressivo spopolamento della montagna ha via via impoverito questa valle delle sue risorse più forti e vigorose, i giovani, che hanno quasi tutti lasciato questa zona montana dalla bellezza incontaminata e un po’ selvaggia per cercare lavoro nelle “vicine” Parma, Genova e Piacenza. Oggi in paese sono rimaste una macelleria, una sola bottega e, unico “baluardo” dell’antica funzione di Anzola come punto di ritrovo per valligiani e passanti, l’osteria Federici, gestita dai genitori di Giuseppe, Assunta e Vincenzo, e da suo fratello Luigi.
Le ultime “roccaforti” a chiudere i battenti sono state, negli ultimi anni, l’ufficio postale e la scuola, che ora è divenuta la sede del locale Gruppo Alpini anche grazie a Giuseppe, tra gli ideatori di questa felice iniziativa, il quale ha contribuito fattivamente con tante ore di lavoro gratuito alla ristrutturazione dei locali.
Queste recenti chiusure, insieme al progressivo stato di degrado naturale causato dall’abbandono e dall’incuria in cui questa vallata che sembra essere stata dimenticata da Dio e dagli uomini è sprofondata, hanno ancora di più depauperato una zona che già tempo è vittima dei mali tipici dello spopolamento della montagna.
Per Giuseppe, Alpino mortaista della 114esima compagnia di stanza a Venzone (14° Reggimento Btg Alpini Tolmezzo) tutti questi svantaggi non sono mai stati un deterrente per lasciare “i suoi posti”. Anzi. “Durante il tempo della Scuola Superiore all’Ipsia di Bedonia – racconta – ebbi modo di conoscere anche un mondo diverso da quello che fino a quel momento avevo respirato, e in me si affermò fin da allora forte il convincimento, che non mi ha mai lasciato, che sia mille volte meglio la faticosa vita dell’agricoltore di montagna rispetto a quella dei lavoratori su macchine utensili all’interno delle fabbriche”.
Chi lo conosce bene sa che non è stata mai la via più comoda a determinare le scelte di vita di questo giovane Alpino di poche parole ma molto determinato, quanto piuttosto la passione.
Nessuna indecisione nemmeno per la naja: “Mio nonno paterno Pietro, classe 1910, era un Telegrafista, ma mi raccontava spesso del periodo che aveva trascorso al fianco degli Alpini in Albania, mentre mio Padre Vincenzo è una Penna Nera ed ha fatto il militare a Belluno come autista di camion – dic
e orgoglioso. La passione per il corpo degli Alpini me l’hanno tramandata loro, e quando andai a fare la visita per il militare, non ebbi alcuna esitazione e dichiarai che volevo essere una Penna Nera anch’io”. E così è stato.
Terminato il servizio di leva (che lo ha visto impegnato anche nell’operazione Vespri Siciliani, da maggio a luglio 1997), era l’ora di decidere del proprio futuro, e anche lì nessun dubbio attraversò l’animo del fiero ventenne. “Ho sempre avuto, come mio padre, la passione per gli animali. Da ragazzino, piuttosto che dare una mano all’osteria, preferivo andare ad aiutarlo nella stalla. Non mi pesava, anche se la nostra è sempre stata una stalla “vecchio stile”, di quelle senza comodità né attrezzature moderne che ti semplificano la vita”.
Facendo leva sulla passione paterna, l’Alpino Federici junior convinse l’allora Federici senior ad affidargli la stalla, che è ben a due chilometri dal paese, a un lato di una piccola strada immersa nel bosco. Piano piano, Giuseppe aggiustò così la stalla, che oggi ospita 25 vacche da carne di razza Limousine, adatte al pascolo, una manza da latte di razza Cabannina (il nome deriva da Cabanne, piccolo centro dell’entroterra ligure da cui proviene la razza) e 6 asini. Della “famiglia” fanno parte inoltre due cani, un pastore tedesco che segue spesso il suo padrone quando porta le mucche al pascolo, ed un bastardino.
Le giornate di Giuseppe sono scandite prima di tutto dai ritmi di lavoro imposti dalla stalla, che non possono essere per nessun motivo rimandati né annullati, e poi da altri lavori tipici dell’agricoltura di montagna. “Con la bella stagione mi occupo della raccolta del fieno, del pascolo con tutti gli annessi e connessi come la costruzione dei recinti, e intanto che giro per i boschi, quando vedo che ci sono sentieri malconci li sistemo e faccio un po’ di pulizia, in modo da tenerli il più possibile in ordine e transitabili”.
Da buon montanaro Giuseppe ha imparato a vivere utilizzando i doni della sua terra: “In autunno raccolgo funghi e li faccio seccare, in modo da averli disponibili per tutte le stagioni. Inoltre mi piace dedicarmi agli innesti sugli alberi da frutto. Non ci sono molte varietà di piante, da queste parti, ma per me è importante che quello che c’è resti vivo e continui ad essere produttivo”.
Per il riscaldamento utilizza il legname da opera. Poi c’è l’orto che, oltre a dare sostentamento alla famiglia, serve per la produzione degli ingredienti principali delle tipiche torte salate d’erbe, di patate e di zucchine che si possno gustare all’osteria Federici.
Gli amici intimi della famiglia hanno inoltre il privilegio di assaggiare i prelibati salumi che Giuseppe produce ad uso familiare dalla lavorazione della carne di maiale.
Un’altra meraviglia creata dalle mani di questo alpino ingegnoso è il laboratorio del legno. “Mio padre ha sempre costruito piccoli attrezzi con il legname dei nostri posti. Io, vedendo lui, mi sono appassionato e ho creato un luogo dove, appena ne ho il tempo, mi dedico alla creazione di rastrelli, piatti, ciotole, scodelle, cucchiai e forchette in melo, noce, abete e castagno. Sono tutti oggetti che servono ad uso familiare, anche se mi capita di venderne alcuni ai mercatini locali durante le festività. Vado particolarmente fiero del carrello porta tronchi, che ho fatto da solo, che mi serve per fare le assi in legno. È uno strumento molto utile”.
Tra un lavoro e l’altro il tempo libero è davvero poco e Giuseppe lo trascorre dedicandosi alle attività del piccolo Gruppo di Molino dell’Anzola di cui fa parte, come la pulitura dei boschi e dei sentieri e l’organizzazione di momenti conviviali.
L’Alpino Federici dedica energie e tempo anche per portare avanti le tradizioni locali come quella ultracentenaria del “Cantamaggio”, l’antica usanza dei giovani del posto di andare di casa in casa per tutta la vallata, ad annunciare con canti l’arrivo della bella stagione, rito che si ripete puntualmente il primo maggio.
Marito innamorato di Cristina, giovane della vallata che condivide con lui la passione per questa terra e padre orgoglioso di Fiorenza, di quasi tre anni, alle soglie degli “anta”, Giuseppe sembra già aver imparato la “lezione” della montagna. Se gli si chiede quali siano i suoi sogni per il futuro, risponde sorridente, sereno e senza esitazioni: “Quando sei innamorato del posto in cui vivi e stai bene tra i tuoi monti, hai già raggiunto il traguardo più importante”.

 
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