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2015.10 Negli occhi dei bambini

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Negli occhi dei bambini




Mi ha sempre colpito lo sguardo dei bambini…
Più di quanto possiamo rendercene conto, i loro occhi sono un abisso in cui la storia ha già scritto, e continua a scrivere, una realtà che non sanno e non possono raccontare ma li devasta, talvolta, in quel grido d’anima senza parole, in quell’espressione in cui si legge un disagio intraducibile.
Cosa si nasconde dietro questi sguardi?
Quale dolore, quale dramma di cui sono stati testimoni?
Di quali distruzioni e violenze subite, senza potersi proteggere, difendere?
Bisognerebbe sostare a lungo, come in preghiera, davanti a questi volti, così precocemente arati, cercando di contemplare il cuore che traluce, trepido e ferito, per un dolore immenso e disumano, che non può reggere.
Giorno dopo giorno la cronaca dei giornali, la televisione, la radio, i mezzi di comunicazione, ci parlano di una tragedia che continua a ripetersi: i barconi della morte che non smettono di trasportare profughi, e diventano spesso enormi bare galleggianti su quelle acque che non riescono più ad essere di salvezza, ma si trasformano in trappole mortali per gli sconfitti della speranza.
Fra le migliaia di persone che tentano una via di salvezza solcando i nostri mari, numerosi i bambini e le donne incinte, perché l’amore, la vita prossima a sbocciare, non attendono traguardi già raggiunti per pronunciarsi.
La vita “è”, semplicemente!
Il sogno “è”! La speranza che il sogno di una vita migliore possa realizzarsi, continua ad essere e tentare l’assurdo, oltre l’orizzonte che segna il confine tra un presente amaro e sempre più invivibile e l’incognita di quell’oltre in cui si spera senza conoscerlo, senza averne certezza, in balia di uomini senza scrupolo che non esitano ad arricchirsi in mo-do illecito, giocando sulla vita ed il futuro dei più deboli. E i più deboli sono sempre i bambini!
Che non sanno e si fidano, lasciandosi condurre, rassicurati dall’amore che i genitori riescono ancora a dare, più forte del pane che manca, della casa distrutta, della scuola che non possono frequentare, dell’infanzia innanzi tempo violata e dei giochi rubati.
C’è tutta questa realtà, dietro quegli occhi sbarrati o pieni di lacrime… sbarrati perché lacrime, anche se ancora bambini, non ne hanno più! Cuori spremuti da un dolore più grande di quello che i piccoli possono reggere; perché il bambino vive completamente consegnato e affidato a chi si prende cura di lui.
E sono proprio gli adulti a non poter più assolvere a questo loro compito di protezione nel dono di certezze indispensabili, perché bruciati essi stessi nella speranza e nell’attesa di un futuro migliore.
La tragedia più grande, dunque, è il futuro di un’Umanità che sembra non avere più futuro, in questa deriva di storie bruciate, di innocenze violate e irrimediabilmente ferite.
…E i barconi continuano a transitare nelle nostre acque, con il loro carico di umanità fiduciosa in un domani migliore e più sicuro, senza sapere che forse il d
omani non sarà più!
“Come potervi rimediare?”, si era chiesto Mons. Giovanni Battista Scalabrini dopo aver incontrato nella stazione di Milano tanti migranti in partenza per le Americhe.
“Come possiamo rimediare?”: è la domanda che dovremmo porgerci noi, oggi, soprattutto davanti allo sguardo dei piccoli, perché tor-nino a risplendere di luce e di bellezza, nel sentirsi ancora, non solo amati, ma sicuri e protetti, lontani dalla fame, dalla paura e dagli orrori della guerra, lontani da troppe violenze viste e vissute; lontani da ciò che impedisce loro di continuare ad essere bambini.
Non abbiamo risposte pronte, già confezionate!
Possiamo solo interrogare il cuore… e ascoltare!
Amalia Usai
L’unica risposta è l’amore, la comprensione, l’accoglienza reciproca… che dobbiamo tornare ad offrirci nel pieno rispetto delle diversità.


 
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