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2015.12 Nel cuore dell'esistere

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Nel cuore dell’esistere


Ciò che stiamo vivendo in questo tempo, intenso e ricco, della nostra storia umana e religiosa, ci rimanda – inevitabilmente – e ci chiede di soffermarci, contemplando, il cuore stesso dell’esistere.
Troppo scontato parlare della “famiglia”, argomento ormai inflazionato?
Il tempo del Natale è quello più favorevole a richiami profondi e veri sul significato più autentico, e sul ruolo che la famiglia ricopre all’interno della società, indipendentemente dal credo religioso e dall’appartenenza etnica.
Ogni creatura ha origine da una famiglia, e perché la crescita possa avvenire armonica e serena, ha bisogno di un clima familiare accogliente e buono.
Lo stesso Dio, prendendo carne umana, si è preparato una Famiglia dentro cui nascere, crescere, abitare, vivere, costruire…
Tutto quello che Gesù è stato, come persona umana, ogni esperienza da Lui vissuta, la Sua stessa personalità, tutto muove necessariamente da un nucleo familiare di cui non ha voluto fare a meno. Ma la famiglia, lo sappiamo bene, è fortemente minacciata nelle sue stesse radici, non solo da concezioni e ideologie non condivisibili ma, molto spesso, da situazioni disagiate economicamente, e precarie sotto diversi profili, da quello formativo a quello dell’accoglienza e della consapevolezza di sé  e del proprio ruolo: irrinunciabile e inderogabile.
Non a caso tre eventi così grandi si incrociano nei nostri cammini:
il Sinodo dei Vescovi, XIV Assemblea Generale Ordinaria, sul tema “LA VOCAZIONE E LA MISSIONE DELLA FAMIGLIA NELLA CHIESA E NEL MONDO”; l’Anno Giubilare della Misericordia, che si apre a breve distanza dalla conclusione del Sinodo; il tutto celebrato nell’Anno della Vita Consacrata, che è tale a partire dalla consacrazione battesimale per cui – tutti – siamo dei consacrati.
Ogni scelta di vita diventa quindi una consacrazione della vita stessa.
Certo, l’anno in corso vuole una riflessione particolare sulla vita di speciale consacrazione, propria di chi sceglie un’appartenenza a Cristo con la professione dei Consigli Evangelici, ma siamo tutti ugualmente coinvolti in un’appartenenza, in una forma di consacrazione, che rende sacro, cioè, il nostro vivere.
È per questo che la famiglia ha un ruolo privilegiato! Senza la famiglia non c’è vita, e nessuna espressione di vita può trovare la giusta fioritura!
È compito  di tutti sostenerla, perché possa sempre di più svolgere con amore e consapevolezza il suo compito di protagonista nella storia dell’umanità cui  regala sempre nuovi figli! E questi nuovi figli, poi, sono portatori di futuro, di novità, di crescita, per essere nel mondo sorgente di unità e di pace, di comunione fra i popoli, di quelle trasformazioni che attendiamo.

Concludendo la relazione finale, così si è espresso il Sinodo:
“…noi Padri sinodali, riuniti intorno a Papa Francesco, abbiamo sperimentato la tenerezza e la preghiera di tutta la Chiesa, abbiamo camminato come i discepoli di Emmaus e riconosciuto la presenza di Cristo nello spez-zare il pane alla mensa eucaristica, nella comunione fraterna, nella condivisione delle esperienze pastorali.
Ci auguriamo che il frutto di questo lavoro, ora consegnato nelle mani del Successore di Pietro, dia speranza e gioia a tante famiglie nel mondo, orientamento ai pastori e agli operatori pastorali e stimolo all’opera dell’evan-gelizzazione”.
L’attesa è grande: per la Chiesa, per il mondo, per ogni singola società.
Per la Chiesa: che con maggiore forza ha sottolineato il ruolo fondamentale della famiglia che va colta nel suo contesto socio-culturale e religioso, e nel suo cambiamento antropologico e incoraggiata ad essere sempre più operativa e missionaria, nonostante la sua fragilità che è anche il suo punto di forza.
Per il mondo: che può crescere ed umanizzarsi solo a partire dalla famiglia, riscoperta, ricostruita, rigenerata nei valori che la caratterizzano.
Per ogni singola società: che nulla può edificare di stabile e duraturo se viene a mancare il pilastro fondamentale della sua storia, la famiglia, appunto!
Cammini nuovi si intravedono e vengono proposti, per costruire insieme il futuro dell’umanità: bisogna lasciarsene sfidare e percorrerli, senza rigidi preconcetti, lasciando, soprattutto che, ancora una volta, sia lo Spirito a guidarci, a segnare il passo, a introdurci nella bellezza di un nuovo modo di essere.
Il Giubileo della Misericordia ci dia nuova forza per guardare con amore più grande e rinnovato senso di tenerezza, anche alla famiglia!


 
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