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2016.02 Il nostro parlare

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Il nostro parlare



Non per avere chissà quali pretese…
Non necessariamente per volermi sentire “diversa” ad ogni costo…
Nemmeno per rifiutare i mutamenti, comunque inevitabili…
Una riflessione sul linguaggio – o meglio: sulla moda corrente di esprimersi, tanto nella comunicazione scritta che in quella verbale – è d’obbligo!
Da “Maestra” che per tanti anni si è prodigata nell’educare e formare i bambini, non attenta solo a fornire gli elementi di base per i futuri percorsi di
studio – e contribuire in tal modo a prepararli ad affrontare la vita nelle sue sfide, diverse e mutevoli, quasi dune dell’esistere quotidiano che offrono le proprie pareti inconsistenti al fluttuare dei venti – non posso che denunciare, provando profondo rammarico, tutto un proliferare di termini nei cui confronti, per non voler essere irrispettosi, è già galante l’uso della definizione “inappropriati”…
Contenuti bellissimi, perdono di qualità e sono sviliti da un turpiloquio assolutamente fuori luogo e di cattivo gusto!
Diversi auguri che nel periodo natalizio appena trascorso hanno popolato l’web (sì, lo so, quasi tutti dicono “il web”, trattandosi di “w” quale consonante; ma la pronuncia è meno fluida…), soprattutto nei profili face book, postati anche da persone ragguardevoli, erano coloratissimi di un termine divenuto ormai troppo di moda, con o senza il prefisso “in” che, all’occasione, lo investe del ruolo di verbo…
Chiaramente rifiuto di scriverlo, ma non è difficile intuirlo tra le righe…
Sembrerebbe quasi che, il non fare ricorso – volutamente, per un certo tipo di educazione ricevuta, per non tradire la propria coscienza – ad un linguaggio così basso e disdicevole, possa annoverarti o relegarti nella categoria di una sorta di antiquariato della civiltà, oggi non essendo più di moda!
La buona educazione, la finezza nel tratto e nelle parole, non sono valori tramontabili, come un’alba rosata presto dissolta nella luce intensa del sole.
Il fatto è, però, che qui non si tratta di splendida luce solare, ma di grigiore e uniformismo (siamo già tutti al corrente di come gli “ismi” esprimano una realtà negativa…) che appiattiscono la persona e la fanno diventare semplicemente un “numero”, un fenomeno da casistica circa gli adeguamenti.
I giovani soprattutto, ma anche i meno giovani, mi sia lecito riconoscere, pensano di sminuirsi, di non essere all’altezza, di contare di meno, di non poter far parte di una determinata cerchia, se non parlando in “quel” modo.
Le chiamavano “parolacce”, e ci hanno insegnato a non dirle; non solo perché offendono la dignità dell’interlocutore o di chiunque ascolti, ma, oserei dire – e ancora di più – la persona che le pronuncia, che non diventa certo esemplare, sebbene rappresenti, inevitabilmente, un modello in negativo.
Già! Se non si parla così… si è all’antica, si è superati, si appartiene ad un tempo ormai tramontato. E la propria dignità  di “persona”?
Non fanno eccezione giornali, televisione, rotocalchi, condivisioni su face book o altri strumenti di comunicazione, e davvero, mi fa tanta pena questa incapacità di essere se stessi, di emergere dai meandri della corrente, non per presunzione, ma per non smarrirsi dietro le mode, per non voler rinunciare a quanto continua a costituire il meglio dei rapporti umani, che hanno bisogno di nutrirsi di bellezza, non di volgarità; un bisogno inalienabile e irrinunciabile.
Forse è battaglia persa, come lo è, per certi aspetti, quella contro l’uso sgrammaticato della nostra lingua (cui non fanno eccezione, purtroppo, nemmeno gli specialisti del mestiere, che dimenticano egregiamente il congiuntivo e il pronome femminile), ma non desisto e non intendo fermarmi!
Non possiamo continuare a permettere che si parli tanto volgarmente!
E non mi si venga a dire che è in gioco la libertà di esprimersi come pare e piace! Chissà perché lo stesso ragionamento non venga mai applicato, tanto per fare un esempio, alle regole della circolazione stradale. Proviamo, per un momento, a riflettere su quali conseguenze disastrose porterebbe il “come pare e piace” applicato da chiunque si trovi al volante…
E la circolazione del linguaggio, non deve avere ugualmente regole da rispettare?
Pensiamoci su!
Non è mai troppo tardi! Soprattutto, non lo è per impegnarci in modo responsabile ad arginare questa piena di maleducazione che sta travolgendo tutti… e sembra avanzare inesorabile e irrefrenabile…
Per quanto mi riguarda… non mi arrendo, e sono intenzionata a far sentire la mia voce, pur consapevole che le mosche bianche siano davvero rare…

 
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