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2016.03 Quella vita che non ha più senso

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Quella vita che non ha più senso...


Una riflessione va pur fatta, sulla vita.
La celebriamo, in questo mese, con la Pasqua del Signore, nella sua essenza, nella sua profezia, in quel prologo di futuro cui siamo chiamati per entrarvi, un giorno, superata ogni transitorietà e friabilità del presente.
L
a Vita nuova del Risorto non può non interrogarci seriamente sul significato autentico del nostro esistere di creature, quando a non avere più senso è proprio quella di chi si affaccia appena alla soglia della consapevolezza anticipandone anzi tempo la conclusione, per una incapacità di sopportarne il peso.
Ha fatto clamore la ragazzina di Pordenone che si è buttata dal secondo piano della palazzina in cui abita; due mesi prima, a Leganes, periferia di Madrid, Diego, undici anni, si è buttato dal quinto piano: “Non ce la faccio a tornare a scuola e non ho altro modo per non andare”, aveva scritto.
Sono i nostri figli, questi adolescenti fragili che non ce la fanno a reggere il peso della vita, per un malessere che grava su di loro a causa di episodi di bullismo che, molto spesso, sono ignorati da chi dovrebbe fronteggiarli.
Decisamente, la nostra non è una società che aiuta a superare in modalità formativa e maturante gli inevitabili contrasti che la crescita, e il rapportarsi ai coetanei, comporta. Timorosi, forse, di non essere all’altezza, i genitori concedono troppo, in termini di beni di consumo, forse per farsi perdonare una presenza diversa mancata, e tacitare così la propria coscienza, ma è chiara ed eloquente la dilagante povertà di valori da vivere prima, per poter proporre poi ai propri figli.
Che la vita non conceda tutto, e non a tutti in ugual misura, è scontato, ma da qui a far recepire e incarnare positivamente nel quotidiano un insuccesso
, un’incomprensione, un limite, un difetto, un non avere, corre un rapporto dialogico spesso del tutto assente; un rapporto che costruisce sulla base di una reciproca fiducia: apertura, confidenza, ascolto… perché ci si fida!
Nelle inquietudini e negli insuccessi scolastici che accompagnano i ragazzi, si può avvertire spesso un grido di aiuto: inespresso eppure struggente.
Viziati – forse – da troppo benessere, non sono più capaci, i nostri adolescenti, di reggere un confronto, di sopportare un giudizio negativo che poi, magari, dispensano del tutto gratuitamente ai loro coetanei, senza la minima preoccupazione di ferire nel profondo.
Accusiamo con facilità, soprattutto gli insegnanti, di non saper educare in modo saggio ed equilibrato, di non saper formare fornendo la strumentazione necessaria ad affrontare la propria esperienza (e sono adolescenti non attrezzati, dunque!), ma il compito si fa sempre più arduo, anche per le reazioni incontrollate di soggetti da cui è giocoforza proteggersi, perché i genitori, il più delle volte, non collaborano ma accusano difendendo a spada tratta i propri figli.
Più facile insegnare che educare!
Per insegnare basta sapere; per formare bisogna prima di tutto “essere”.
Non è una matassa facile da dipanare!
Gli adolescenti sono fragili e non educati sufficientemente al rispetto per se stessi e per gli altri, anche perché mancano di modelli veri con cui confrontarsi e dialogare; la consapevolezza del proprio io cresce a dismisura prima ancora di sapersi rapportare ai coetanei accogliendosi reciprocamente nelle diversità e nei limiti, che determinano pur la persona, e la rendono unica e grande.
Non è la perfezione a determinare una personalità solida e robusta, ma la capacità di accogliersi così come si è, in continua tensione verso un meglio e un di più, ugualmente possibili per tutti!
I canoni di bellezza e di perfezione ad ogni costo, dovrebbero essere convertiti in una umanità capace di essere tale perché cresce ragionevolmente nella concretezza di ciò che si è e si può diventare, facendo la strada insieme.
Troppo ampio, il discorso, per essere affrontato con leggerezza e in modo sbrigativo, o in poche righe: occorre tornare a trasmettere i valori autentici che ci costruiscono.
L’insuccesso non è un fallimento per sempre! Una conquista non dura all’infinito, è sempre suscettibile di ulteriore miglioramento; e ciò che ci limita è la ragione della nostra autenticità.
Se torniamo ad educarli così, i nostri ragazzi, con un dialogo aperto e coraggioso, che apra il cuore alla fiducia, e, soprattutto, a non ritenersi mai superiore agli altri e a non giudicare dalle apparenze, forse non si spegnerà più precocemente il sorriso di una vita in un’alba appena pronunciata…
Amalia Usai


 
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