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2016.04 Dalla parte dei bambini

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Dalla parte dei bambini

Una canzone dello Zecchino d’oro – 1973 – diceva: “Io con chi sto?”.
Erano gli anni in cui si dibatteva la controversa questione del divorzio.
ggi, la domanda, struggente, si pone in altri termini: “Io di chi sono?”.
Lo so, ne parlano tutti, le notizie di questi giorni sovrabbondano di dibattiti circa l’adozione dei bambini a coppie di persone dello stesso sesso, conviventi, e potrebbe anche apparire azzardato il tentativo di esprimersi in una materia così problematica e delicata.
Ferma restando la comprensione e l’accoglienza delle persone in quanto tali – “chi sono io, per giudicare?”, ha affermato Papa Francesco – non possiamo prescindere dal diritto dei bambini ad avere un padre e una madre.
Se ne parla di “diritti”, lo sappiamo! Ma prevalentemente in riferimento a quello dei partner che non vogliono rinunciare alla loro sete di figli.
E i diritti dei bambini?
Gli adulti sono in grado di desiderare, volere, scegliere; non altrettanto i bambini, affidati totalmente all’amore e alla cura degli adulti. Nessuno mai, da che mondo è mondo, può desiderare, volere, scegliere, decidere… in quale modo e da chi nascere! Il diritto del nascituro, però, continua a permanere, sacro, inviolabile, inalienabile, anche se, molto spesso, viene ignorato o calpestato.
Certamente, ogni essere vivente ha inciso a caratteri indelebili, nel proprio DNA, il bisogno di paternità e maternità, non da conseguire ad ogni costo e con qualsiasi mezzo, però!
Il fine, soprattutto in materia così delicata, contrariamente a quanto affermato a suo tempo dal Machiavelli, non giustifica i mezzi,
anche perché qui sono in gioco sfruttamenti, realizzazioni, il più delle volte possibili solo a chi dispone di risorse finanziare, gravi rischi per la salute della donatrice di ovociti (ma chissà perché… di questo non si parla!), illegalità, per il fatto stesso che si ricorra a quegli Stati che autorizzano tali pratiche.
In tutto questo: dove stanno i diritti dei bambini? I diritti di ogni essere umano, in ultima analisi? Ci sono leggi biologiche, impossibili da negare.
Quando un bambino nasce, cerca istintivamente il seno della madre, ma in queste fecondazioni surrogate, la madre diviene invisibile, subito inesistente!
E quand’anche nel periodo della gravidanza insorgesse quell’istinto di maternità che l’accompagna, e che cresce nei nove mesi in cui madre ed essere concepito sono una realtà unica, quella creatura non appartiene a chi l’ha fatta crescere nel proprio grembo… perché commissionata!
C’è tutta una schiera di bambini senza genitori; altri li hanno, e non sono amati; altri ancora sfruttati, abusati, trattati come oggetto… e qui, in questa procedura per ottenere un figlio ad ogni costo, gettiamo le premesse di interrogativi che resteranno senza risposte, in un futuro non più lontano. Immense le sfaccettature del problema! È un muoversi arduo tra valori e comprensione e accoglienza di realtà in cui si rischia di aggiungere sofferenza a sofferenza, disagio a disagio.
Il nocciolo della questione è uno solo: i bambini hanno diritto ad essere accolti, amati, aiutati a crescere con serenità, al di là delle tendenze e ideologie di chi li desidera.

Sono vere tante cose! E i bambini possono portarsi dietro per la vita un bagaglio di esperienze negative anche provenendo da una famiglia tradizionale; e per contro, potrebbero essere amati profondamente anche da una coppia omosessuale; come è altrettanto vero sia preferibile un ambiente che li protegga, anche se diverso dai canoni cui siamo abituati, rispetto a quello che continuamente li ferisce; ma l’interrogativo rimane, quando si ricorre al cosiddetto “utero in affitto”.
Io di chi sono? A chi appartengo? Chi è mia madre? Chi è mio padre?
Non è domanda nuova, lo sappiamo! In tutte le adozioni, prima o poi i figli adottati vogliono conoscere le loro radici, la loro provenienza.
Rimane comunque inaccettabile la maternità surrogata, anche senza schierarsi in posizioni drastiche, circa il delicato argomento delle adozioni: auspichiamo che ogni scelta muova dal rispetto per la persona e da tutto ciò che tuteli i bambini, e non risponda, invece, a voler soddisfare se stessi in ogni modo.
Amalia Usai


 
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