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2016.05 I vuoti del quotidiano

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I vuoti del quotidiano

Il susseguirsi di notizie, non di rado una più tragica dell’altra, non può che interpellarci profondamente, suscitando in noi sane inquietudini, non per alimentare ingiustificati e irragionevoli sensi di colpa, ma per scuoterci di dosso quella facile assuefazione che rischia di farci cadere nell’indifferenza e in una qual certa abitudine capace di scalzare i solidi principi e gli equilibri dell’agire.
Mi riferisco, nello specifico, all’episodio dei giovani romani che hanno ucciso per provare il brivido e l’ebbrezza di quell’esperienza… per gioco!
“Ucciso per gioco da due amici sotto effetto droga”… testavano i giornali nelle pagine web. I “vuoti del quotidiano”, da colmare in qualche modo…
“Un ragazzo proprietario dell'appartamento di via Igino Giordani, nato nel 1987, ha trascorso insieme ad un amico di un anno più grande, numerose ore, se non giorni, chiuso in casa, facendo consumo smodato di cocaina e alcol”; questo, in breve, il preludio dell’assurdo delitto.
29, 30 anni, i carnefici; 23 la vittima.
Al di là del come si siano succeduti i fatti – compito degli inquirenti e della magistratura – l’interrogativo s’impone: perché dei giovani adulti arrivano a trastullarsi con sostanze stupefacenti, al punto di non essere più in grado di gestire se stessi e discernere sulle proprie azioni?
Prigionieri di se stessi?
Inconclusi e senza ideali?
Defraudati fin dall’infanzia dei valori che contano?
Abituati ad avere tutto in modo facile?
Mai educati fare i conti con la fatica delle piccole conquiste quotidiane, che porta gioia?
E le domande potrebbero susseguirsi all’infinito!
Non è libertà vera ed autentica quella che presume di utilizzare se stessi e gli altri al fine del proprio soddisfacimento, senza vivere l’esperienza del proprio limite che si rapporta al limite dell’altro senza pregiudizi, senza atteggiamenti di superiorità, con la costante consapevolezza di non essere diversi né migliori.
Diciamo spesso che i giovani, oggi, non hanno più ideali, sono poveri dei valori e dei significati intensi del vivere, non sanno dare il giusto peso e il giusto valore alle cose, dimenticando che mai nulla è dovuto, e ogni conquista richiede sforzo e impegno.
In questo caso, però, non parliamo di ragazzini, forse anche alla mercé di una sbagliata educazione senza regole e sani principi; ci troviamo di fronte a delle persone che nella vita potrebbero essere già padri di famiglia o ricoprire ruoli di responsabilità in ambito professionale.
La famiglia è spesso assente, ben lo sappiamo!

E non parlo di assenza dovuta alla contingenza della vita che costringe uomini e donne, allo stesso modo, a pesanti orari lavorativi, per portare a casa un’adeguata rimunerazione che consenta, almeno, una maggiore serenità nei confronti del futuro da non guardare solo come rischio ed incertezza; intendo, soprattutto, l’assenza affettiva, l’assenza di un’educazione costruita sul dialogo costante, sulle motivazioni che guidino al rispetto, all’accoglienza reciproca, alla consapevolezza del valore di ogni creatura e di ogni realtà, alla responsabilità delle proprie risposte nell’adempimento degli impegni richiesti… Non dico, di proposito, “doveri”, perché il dovere sa di legalismo, costrizione, imposizione, non facili da accogliere; preferisco parlare di “risposte” a ciò che la vita domanda, perché questo dovrebbe essere il senso dell’educare: guidare la persona verso la bellezza del proprio esistere, perché se ne senta sempre più coinvolta in un dinamismo di reciprocità e di crescita in cui tutto assurge a valore ineguagliabile.
A chi addossare, dunque, le responsabilità?
Alla famiglia, alla società, alla scuola, alla religione, alla laicità?
Dobbiamo sentirci tutti coinvolti, perché le derive di tanti giovani possono affondare inesorabilmente le radici, in qualsiasi provenienza; e non è detto che la prima ed unica responsabile sia sempre e solo la famiglia! È l’impo-stazione formativa non sempre corretta, a determinare vagabondaggi e arbitrii di pensiero che fanno passare tutto per lecito, quando lecito non lo è affatto!
Ma bisogna partire dai piccoli gesti quotidiani, per apprendere la preziosa arte del valorizzare e del confrontarsi, del portare rispetto e del non abusare, ai fini di amare in modo giusto: se stessi e gli altri… per non buttare via la vita!

 
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