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2016.06 Uniformismo che ha nome libertà

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Uniformismo che ha nome libertà

Sappiamo già che gli “ismi” esprimono il senso negativo di una determinata realtà; una sorta di appiattimento che accomuna mentre spoglia l’essere della sua intrinseca capacità di dirsi e proporsi in una modalità unica e irripetibile.
Gli strumenti oggi a nostra disposizione, a meno che non siamo veramente creativi e in grado di produrre qualcosa di più personale e inedito, ci conducono a quella “con-divisione” suggerita, una sorta di “passaparola” non sempre positiva, non sempre carica di valori autentici di cui rendere partecipi gli altri.
FACEBOOK, tanto per fare un esempio!



TWITTER… termine che deriva dal verbo inglese “to tweet” che significa “cinguet-tare”; adatto a messaggi brevissimi e immediati: non oltre 140 battute.



Nell’ambito di uno sviluppo dei media che continua a crescere in forma esponen-ziale esistono, ovviamente, altri modi tecnologici, per comunicare, raggiungere le persone, ritrovarle, magari dopo anni ed anni di cui se n’erano perse le tracce… e tuttavia, ciò non significa “svendere” la propria singolarità!
Sono un fenomeno di massa che travolge e assorbe in modo facile e immediato, ed è qui che deve scattare il campanello d’allarme…
Come tutto ciò che l’uomo scopre perché serva ad uno stile di vita sempre  miglio-re, sia in ambito affettivo che sociale, questa estrema facilità ad entrare in “contatto” (non a caso si chiamano “contatti” gli indirizzi e-mail o i nomi dei rispettivi profili facebook e twitter) con un numero davvero illimitato di persone, porta con sé risvolti positivi non meno di altri negativi.
Intanto… facebook, se non lo si usa con una certa personalità matura, rischia dav-vero di essere solo un “passaggio” di contenuti trovati e ridistribuiti con la stessa facile gratuità. Non che manchino valori e ricchezze da far conoscere anche agli altri, ma… con la stessa immediatezza si propagano contenuti volgari, poveri, non solo di umanità e cultura, ma anche di correttezza linguistica; e in tal senso, la salvaguardia del proprio idioma, diventa sempre più ardua per una vulnerabilità di accessi che – sembrerebbe – autorizzano chiunque a comunicare, non importa a scapito di quali regole, morali, sociali, religiose…
Un po’ meno con twitter, mi pare accada questo, dato che un messaggio deve esse-re contenuto entro certi parametri; fermo restando che un link può rimandare comun-que a qualsiasi pagina, buona o deleteria o terrorista che sia.
È qui, dunque, che la libertà rischia di non essere più libertà ma “uniformismo; per-ché, a volersi esprimere diversamente… non è facile trovare molte possibilità fuori del “mi piace” o “condividi”, a meno di attingere al proprio pensiero. È vero che di recente facebook si è arricchito di nuove funzionalità chiamate “reazioni”, ma siamo sempre nell’ambito dell’utilizzo di modalità prestabilite, senza spazio, o quasi, per qualcosa di veramente personale!



A noi, dunque, la scelta!
O appiattirci e svuotarci in un generico uniformismo, o tentare qualcosa di autenti-co, libero, identificativo… che, pur non disdegnando questi mezzi validi  e innovativi, vi attinga con cognizione di causa e ne faccia uno strumento di comunicazione attiva e costruttiva! Osando, là dove e quando necessario, controbattere volgarità e contenuti non buoni, senza tacite sottomissioni, senza far passare per buono ciò che buono non è, senza facili accondiscendenze, senza lasciarsi sommergere da una marea dalla forza ancora più distruttiva!
Personalmente… preferisco una comunicazione più personale, sebbene ritenga vali-do e buono divulgare realtà che toccano tutti, direttamente o indirettamente, e non possono lasciarci riposare nell’indifferenza di un quieto vivere.
Importante e non rimandabile, però, contribuire a risvegliare nell’uomo la sua vera essenza, la capacità di dirsi con gioia e libertà, senza luoghi comuni attinti a quell’uni-formismo che dicevo e che, ci piaccia o no, crea nuovi schiavi!


 
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