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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Casaleto

Tutti coloro che hanno modo di transitare sulla strada che da Ponteceno conduce a Masanti-Pontelecca non possono non gettare uno sguardo alla vallata sinistra del Ceno e restare colpiti dal poggio piramidale la cui sommità è incoronata dalla chiesa, mentre le pareti est-sud scendono a precipizio fino al torrente.
Il Boccia («Viaggio sui monti di Parma - 1804», pag. 159) scriveva che procedendo sulla sponda sinistra del Ceno «si giunge a Casaleto, piccolo centro abitato da 148 anime.
Il territorio è lungo un miglio e largo uno e mezzo da ovest ad est; ha per termine, ad est il Ceno, in faccia a Nociveglia, ad ovest Calice, a nord Cornolo, ossia Casamurata corpo di questa villa, il monte di Giorgino tutto petroso, seminato di pochi alberi e di scarsissimi pascoli.
A qualche distanza della villa la chiesa parrocchiale sorge sulle rovine di un antico e forte Castello eretto su di un masso il cui piede è bagnato dal Ceno. Ancora oggi se ne distinguono non poche vestigia. Da Casaleto ad Illica vi è un miglio e mezzo salendo per una erta stretta e perigliosa via.
La chiesa è dedicata a S. Maria Assunta sul luogo dove un tempo si trovava la cappella interna del castello e fu edificata quella attuale, più ampia, nel XXIX secolo.
A quale epoca risale, dunque, Casaleto? Viene spontaneo domandarsi.
Si può ritenere che anche Casaleto, come tanti paesi della nostra montagna, specialmente se dotati di castello, come appunto Casaleto, possa essersi costituito già nel X secolo, all’epoca delle scorrerie degli Ungari e della formazione di grandi famiglie feudatarie, come i Lusardi e i Granelli, i quali, nel 1335 erano signori del castello e del territorio circostante. Al tramonto di dette famiglie, nel 1450, passò a Manfredo Landi, signore di Compiano.
In merito alla giurisdizione ecclesiastica, nell’Extimum Cleri Bobiensis del 1369 si trova che tra le cappelle dipendenti dalla Pieve di Calice ci sia fra le altre (come Drusco, Chiesiola, Cornolo, S. Giustina...) anche S. Bartolomeo de Recloso. Nel 1583 il pievano di Calice, don Antonio Beati, trasferendo la residenza a Drusco, portò con sé anche il titolo di pievano, per cui da allora in poi la pieve divenne Drusco. Di S. Bartolomeo di Recloso se ne sarebbe perduta la memoria se non figurasse nei documenti e l’artigiano che ha realizzato il coro ligneo nella chiesa di Casaleto non si fosse premurato (dietro suggerimento del parroco) di scolpire nella sponda dello stallo sinistro dello stesso coro la sagoma di una chiesa con campanile circondata da staccionata con la scritta «S. Bartol. De Recloso», mentre in quella dello stallo destro sono scolpiti un’aquila bicipite, nella parte superiore, e due aquilotti che sovrastano un castello, nella parte inferiore, con la scritta «Lusardi».
Si ritiene che, essendo rovinata l’antica chiesa o cappella di S. Bartolomeo (situata a monte del caseificio «Alta Val Ceno» costruito nel 1973), e non avendo la possibilità di ricostruirsela nuovamente, i fedeli si siano associati agli ospiti abituali della piccola stazione situata nel castello-ostello di Casaleto. Tutto ciò dev’essere avvenuto, probabilmente, prima del Concilio di Trento, perché nel resoconto delle visite pastorali dal 1569 in poi non si fa cenno della chiesa o cappella di S. Bartolomeo del Recloso.
Dalle Visite Pastorali non si possono ricavare notizie considerevoli. Risultano tuttavia molto utili per conoscere in quale periodo si siano verificati i fatti e chi fosse il Parroco. Il 31 agosto 1569 il vescovo Beato Paolo Burali incaricò della visita pastorale il Vicario Gen. Guglielmo Redoano, mentre il Parroco titolare, Don Stefano de Cornetis, non risiedeva a Casaleto; in nome suo il servizio era svolto da don Albertino di Fontanachiosa.
Anche le varie visite successive (7 settembre 1579, ottobre 1598, 2 setembre 1625, 6 novembre 1644, 6 ottobre 1689, 4 ottobre 1736, 21 luglio 1753) sono ad opera di sacerdoti incaricati dal Vescovo. Perché Casaleto possa vedere il Vescovo deve attendere Mons. Alessandro Pisani, I’11 luglio 1774, il quale «constatata la povertà della chiesa, le assegna una pensione di lire piacentine 400».
Anche le visite di Mons. Gregorio Cerati (7 luglio 1786) e di Mons. Stefano Fallot de Beaumont (17 giugno 1809) sono fatte tramite un Visitatore incaricato dal Vescovo. In quest’ultima visita si trova scritto che la Chiesa parrocchiale era l’oratorio di un vecchio castello.
Sono registrate altre due visite pastorali (21 luglio 1827; luglio 1838) cui segue quella di Mons. Antonio Ranza (7 luglio 1856) fatta dal segretario Vescovile Francesco Ostacchini, il quale dà disposizioni perché venga «ordinato il quadro di S. Pulcheria, per il suo altare».
Questa disposizione sta ad indicare che la devozione a Santa Pulcheria è relativamente antica, tanto più che nella chiesa sorgeva già un altare a lei dedicato.
Viene spontaneo chiedersi perché venga festeggiata Santa Pulcheria.
Sappiamo dalla storia che Pulcheria era figlia dell’imperatore d’Oriente Arcadio e sorella maggiore di Teodosio II. Morto questi il 28 luglio del 450, Pulcheria sale al trono e si associa a Marciano nella lotta contro l’eresia monofisita di Eutiche; muore nel 453.
Tradizione vuole che la devozione dei Casaletesi abbia avuto origine da un bisogno strettamente legato alla vita stentata dell’agricoltura in cui tutto dipendeva «dai frutti della terra». Addensandosi in quel tempo nubi minacciose che minacciavano tempesta rovinosa per quel poco che la terra produceva, e temendo il grave danno che ne sarebbe derivato, se si fosse scaricata, essi fecero promessa di festeggiare il santo del giorno se fossero stati risparmiati dal crudele flagello.
La supplica accorata del popolo venne ascoltata: le nubi si dileguarono e con loro la tremenda tempesta tanto temuta. I devoti Casaletesi, consultato il calendario, che portava in quel giorno il nome di Santa Pulcheria, si impegnarono a festeggiarla (come i Cornolesi Sant'Alessio il 17 luglio).
Gli... «eredi» forse hanno perduto la pia usanza, vista la situazione agricola.
Ricordando però che un’Associazione di donne imprenditrici di Piacenza ha eletto a propria titolare e patrona Santa Pulcheria, un «pellegrinaggio» a Casaleto potrebbe essere di stimolo a risvegliare la devozione alla santa Imperatrice.
C’è da ritenere che D. Cesare Granelli, parroco per 30 anni (1857-1887) abbia provveduto all’acquisto del quadro, se non della stessa statua, che sipuò  vedere ancora oggi. Al Parroco D. Cesare Granelli succedettero D. Domenico Franchi (1887-1900), don Andrea Calamari (1900-1907) D. Giuseppe Chiappa (1907-1911), trasferito poi a Santa Giustina; D. Alessandro Sozzi (1912-1916) divenuto Parroco di Strela, dove sarà ucciso dai Tedeschi; Don Guido Bianchi, don Alberto Nicelli e don Silvio Bianchi 1923-1952, che morirà il 16 maggio 1974. Egli... «raccolse molto materiale d’archivio; ci si aspettava da lui una storia locale, originale, nuova...» e certamente sarebbe riuscita interessante e molto più esauriente di queste poche note. Casaleto, pur circoscritto in angusta valle di montagna, ha avuto tra i suoi figli persone che l’hanno fatto conoscere oltre i confini della patria. Il ricordo corre subito a Padre Andrea Granelli, nato a Libbia nel 1891, ordinato sacerdote nel 1918, anno in cui il fratello D. Giovanni celebrava il 25° anniversario di sacerdozio.
Partito come missionario per Hong-Kong (Cina) vi rimane per oltre 50 anni fondando varie comunità cristiane. Aveva scelto di morire in terra di missione, così come è avvenuto il 15 agosto del 1976, nel giorno in cui si celebra la festa dell’Assunzione di Maria.
Il dott. Cristoforo Matteo Lusardi, nato il 24 febbraio 1778, primo di sette fratelli, ha conseguito la laurea a Pavia con Thèse inaugurale su la cataratta.
Emigrato in Francia - Lilla - all’inizio del 1800, ha eseguito oltre 5000 interventi in Spagna, Belgio e Olanda, oltre che in Francia.
«Oculista onorario» di Maria Luigia, diede alle stampe oltre dieci pubblicazioni sull'argomento conquistandosi un posto di un certo rilievo nella storia dell’oculistica.
G.A. Granello di Casaleto (come soleva firmarsi) appassionato studioso di storia locale, ha lasciato scritti anche su Scopolo.
L’Avvocato Ettore Granelli, uno dei primi laureati dell’Università Cattolica del S. Cuore, medaglia d’oro per la resistenza, primo Segretario Provinciale della D.C. è morto l’8 giugno del 1977.
Molti altri ancora potrebbero essere ricordati, meno famosi di questi, ma non meno affezionati al loro paese, attenti sempre a custodire e tramandare ai posteri quanto  hanno ricevuto come preziosa eredità dai loro padri: chiesa, canonica, luoghi di forti tradizioni...
Prova ne sono i lavori che periodicamente si intraprendono per conservare al meglio queste opere di comune interesse.
Nella Chiesa, oltre alla statua di Santa Pulcheria, si ammira il prezioso gruppo ligneo del 1700, raffigurante la Madonna Assunta con gli Angeli, e una statua in marmo, del 1606  raffigurante una Madonna col Bimbo, donata dal priore di Santa Maria del Taro, Paolo Granelli, oriundo di Casaleto.
Di notevole interesse anche una croce astile con i simboli degli Evangelisti del 1600.
Oltre Libbia vi è la numerosa frazione di Fontanachiosa con ampio Oratorio dedicato alla Madonna del Carmine.
Nella sacrestia - probabilmente l’antico oratorio - oltre al prezioso corredo per le celebrazioni di culto, è possibile ammirare 14 immagini litografiche della Via Crucis, mentre un robusto portone in legno massiccio, che custodisce l’Oratorio, porta incisi medaglioni con immagini della Via Crucis, opera di Luigi Zazzali di Fontanachiosa.

 
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