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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Scopolo

Antica parrocchia della Diocesi piacentina, Scopolo, che nei documenti più antichi è denominato Scòparo, faceva parte di un’ampia giurisdizione che comprendeva anche Cereseto e Credarola, giurisdizione concessa da Carlo III con diploma imperiale dell’881 al Monastero di S. Ambrogio di Milano.
Scopolo fu poi possesso del potente Monastero benedettino di S. Sisto in Piacenza, come ci ricorda il Campi nella sua HISTORIA ECCLESIASTICA.
Attorno al 1140 fu poi il Comune di Piacenza a vantare diritti su almeno metà del paese: lo rileviamo dal REGISTRUM PARVUM del Comune stesso e da queste note che il Capacchi riporta nei suoi CASTELLI PARMIGIANI: "Era corte e curia con un forte castello ed antichissima chiesa".
Il Comune di Piacenza vantava diritti su una metà della corte e del fortilizio, ma cedette queste sue ragioni nel 1140 a Gherardo da Cornazzano nel quadro di una complessa convenzione. a patto che questi distruggesse la rocca di Pietragemella.
Nel 1216 il castello veniva comprato da Alberico Landi, che lo ebbe da Guglielmo Pallavicino. Della rocca non restano tracce". Si parla inoltre diffusamente di Scopolo anche nei resoconti delle visite pastorali dei Vescovi di Piacenza a cominciare dal Card. Burali il 13 agosto 1576. Secondo gli studi fatti da Al. Wolf, anticamente dipendeva come Pieve da Pione, mentre all’inizio del Seicento si trovava compreso nel grande Vicariato foraneo di Bardi come "rettoria di Scopri" (277 anime); in seguito, per decreto vescovile del 15 marzo 1957, entrò a far parte del Vicariato di Bedonia (che cedette a Bardi Santa Giustina V. Lecca).
Con l’inizio del sec. XXI, Scopolo è una delle 32 parrocchie che compongono l’Unità Pastorale Alta Valtaro -Val Ceno.
Altre notizie ci vengono dal Pongini, il quale, nelle NOTIZIE STORICHE CIRCA BARDI E DINTORNI del 1873, scrive che nel 1138 l’Abate Gandolfo investì Giannone Landi del feudo di Scopolo, per cui i Landi avrebbero preceduto i Cornazzano nella Signoria, l’avrebbero poi perduta ed in seguito l’avrebbero ripresa, quando dal 1200 al 1600 si trovarono in possesso di tutta la giurisdizione delle Vallate del Taro e del Ceno; il Pongini riporta inoltre un atto in cui si attesta che nel 1506 su Scopolo aveva ancora giurisdizione l’Abate di S. Sisto in Piacenza (questi infatti il 28 novembre di quell’anno provvedeva alla nomina di un unico rettore per le Chiese di S. Cristoforo di Cereseto, di S. Giorgio di Credarola, di S. Giustina di Scopolo e di S. Ambrogio di Sidolo).
Nel 1600 Scopolo fece parte dei territori della famiglia Doria Pamphili; nel 1682 passò a quella dei Farnese; nel 1749 sotto i  Borboni ed infine, nel 1860, al Regno d’Italia.
Prima di ricordare l’avvio per la costruzione della nuova chiesa (venendo così a vicende più vicine nel tempo e ancora vive nella tradizione), vale la pena accennare alla contesa sorta tra gli abitanti di Scopolo e quelli di Ponteceno (allora appartenenti alla stessa parrocchia) in merito al collocamento delle campane sul campanile ed il relativo contributo di spese una volta controllato il deposito di cassa, pure questo divenuto motivo di diatriba.
La relazione del "sindaco delegato" P. Pagani al "Conte Commissario" termina così: "Ora non mi resta a dire a V. S. Ill.ma che ho già scritto alla forza armata perché la sera del 29 cadente (scriveva il 27 agosto 1840) si rechi a Scopolo, non ignaro che sono state invitate due pive (?), perché impedisca assolutamente i balli sì alla sera che nel giorno della solennità della Madonna per timore di un qualche ammutinamento...".


     La nuova Chiesa

Era auspicata da tutti una nuova chiesa più solida ed ampia, essendo l’antica ristretta, "mancante di solidità e deforme".
Il nuovo parroco, don Antonio Chiappa, scopolese, succeduto a don Giuseppe Rossi parroco da quasi mezzo secolo, veniva eletto il 29 agosto 1883.
Il 14 gennaio 1885 era redatto l’atto di delibera con cui il Consiglio Parrocchiale decideva di procedere all’abbattimento della vecchia chiesa per erigervi la nuova.
La prima pietra fu benedetta da Mons. Scalabrini, che consacrerà la nuova chiesa il 13 giugno 1894. Tanta fatica e tanto vanto degli Scopolesi e di quanti vi contribuirono, dopo una quindicina di anni corsero grave rischio di essere travolti da immane frana, che ingoiava piante e pietre al punto da far decidere dall’autorità pubblica lo sgombro di tutto il paese.
Agli sventurati Scopolesi non rimase che raccogliere quanto potevano, compresi gli infissi e persino il pavimento  della chiesa ed alloggiare in altri luoghi presso parenti  ed amici. All’anziano parroco costernato dal dolore non rimaneva che indire pubblica processione con il SS.mo fino al luogo della frana e benedire varie volte e in più punti...; la frana si fermò, ma lui non vide il "miracolo", perché morì affranto poco dopo.
Anche oggi, occasioni attese e motivo di incontro sono la festa titolare di Santa Giustina, il 26 settembre, e la festa della Madonna della Cintura, la prima domenica dopo la festa di S. Agostino (28 agosto).
Dal 1987, primo centenario del completamento della nuova chiesa, si svolge tra la ricorrenza di S. Fermo e dell’Assunta la "festa d’estate" che raccoglie al centro del paese un grande numero di partecipanti; nella domenica dopo viene celebrata la festa mariana delle frazioni (La Costa, Galli, Pilati e Franchi).
C’è motivo da ritenere che anche gli attuali Scopolesi, radicati alla ricca tradizione dei padri, traggano da essa energia e coraggio, perché la loro comunità,  pur ridotta di numero, continui ad essere viva come lo dimostrano le varie manifestazioni.

 
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