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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Spora

L’alpestre paesello di Spora collocato a 960 m. viene descritto da don Enrico Dall’Oglio "come un gioiello incastonato nelle pendici settentrionali del monte Orocco e conserva tuttora qualche interessante traccia di un passato assai remoto con frequenti Croci incise sugli architravi e qualche data che si riesce ancora a decifrare come in casa Zanelli "A DI 12 OTO 1747" e un’altra "1729".
La vista spazia dal massiccio del M. Penna a tutta l’alta valle del fiume Ceno, che ha in essa le sue scaturigini.
La popolazione composta di 250 anime dal 1935 fino al 1964, nel 1975 era di 100 unità, per ridursi a 70 a fine secolo: nella maggior parte costituita da persone anziane, che si erano dedicate prevalentemente all’agricoltura e pastorizia, alla raccolta dei prodotti del sottobosco e al commercio di legname.
La chiesa, edificata sul luogo di una antica cappella, di cui si conserva memoria fin dal 1352, fu eretta a parrocchia nel 1841 rendendosi indipendente da quella di Caneso.
La chiesa è dedicata a S. Anna, probabilmente in seguito ad un voto fatto per la esenzione o la liberazione dalla grande peste del 1348, che, provenendo dall’Asia, ha devastato l’Europa impiantandosi in modo endemico per quattrocento anni. È fornita di preziosi apparati liturgici e di oggetti sacri provenienti dalla donazione del canonico Domenico Zanelli, dei suoi eredi e di generose pie persone del luogo.
Il canonico Domenico Zanelli, originario della zona, era segretario del Cardinale Marina, in Roma negli anni 1840-60.
Il suo prestigioso incarico gli permise di ereditare molti preziosi apparati ed oggetti di culto (insieme a quelli non propriamente liturgici, rimasti e divisi fra i vari eredi) di cui si fa cenno dei più importanti: Croce da altare in bronzo su base ottagonale, proveniente dall’antico oratorio di Costa d’Azzetta; due calici argentati e una pisside in argento dorato; un "interessante" quadro rappresentante lo "Sposalizio mistico di S. Caterina", di probabile scuola romana di fine 1500, posto nella prima cappella a destra; quadro raffigurante Sant'Anna con la Vergine Maria bambina; pianeta del XVl secolo, opera del più puro Cinquecento con varie tonalità di colori sul rosso intenso, di cui si ha riscontro nel velluto di seta del tempo. E ancora: due Angeli portacandelabro, campanella in bronzo, statuetta di S. Luigi Gonzaga ed un’altra raffigurante un frate.  
Nell’elenco viene qualificato come S. Antonio da Padova, ma viene da supporre, data la provenienza dall’Oratorio di Costa d’Azzetta (dedicato a S. Giovanni da Capestrano), che volesse rappresentare questo santo.
Fra la prima e la seconda cappella a sinistra c’è un Reliquiario, entro cornice in cartapesta dorata, raffigurante la basilica di S. Pietro.
La chiesa è dotata di un bell’altare maggiore in marmo di Carrara (1911-1914), realizzato dal Prof. Alessandro Lazzarini e donato da Giovanni Monteverdi.
Si ammirano pure due lampadari in vetro policromo, 24 candelieri in bronzo fuso dorato, la statua di Sant'Anna e della Madonna Bambina, scolpita ad Insidel, Svizzera, in legno dorato policromo. Degne di attenzione sono pure tre carteglorie, una consolle, una pianeta di fattura francese in stile barocco.
Come già sottolineato, parte di tali oggetti proviene dall’Oratorio posto in Costa d’Azzetta, dedicato a S. Giovanni da Capestrano.
Attualmente di detto Oratorio non restano che informi macerie, ma un tempo era un edificio considerevole con campanile e casa canonica, fatto costruire da Antonio Lusardi, residente a Cremona, nella prima metà del 1800.
Il sei Dicembre 1859 ebbe luogo la visita episcopale. ed in detta occasione ne fu redatta anche la descrizione: l’Oratorio era lungo m 8, largo m 5,5, alto m 6; la porta era alta m 2 e larga m 1,5; aveva quattro finestre ed una porta interna che immetteva nella canonica; la sagrestia era di m 2,5 quadrati; la canonica, m 3,5x7, era di due piani con quattro stanze ed altrettante finestre con una porta che dava sulla pubblica strada, ed era dotata di un orto di m 5x10. La spesa per la costruzione di tutto il complesso fu di lire 350.
Viene spontaneo chiedersi perché l’Oratorio sia stato eretto in onore di S. Giovanni da Capestrano.
La scelta di dedicare l’oratorio a questo Santo va probabilmente collegata all’illustre canonico Domenico Zanelli, segretario del Cardinal Marina (prelato, si suppone, impegnato in missioni diplomatiche, che richiama immediatamente Mons. Alcide Marina, delegato apostolico in Iran, negli anni 1930).
S. Giovanni, nato a Capestrano da padre barone tedesco e madre abruzzese, si laureò in diritto e fu eletto governatore e giudice in Perugia, che, conquistata dai Malatesta, avversari di Giovanni, fu da essi imprigionato. Liberato, entrò nella famiglia francescanao e trascorse il resto della sua vita come ambasciatore papale in vari stati, dalla Palestina alla Slesia, alla Boemia... i Papi gli affidarono ripetutamente missioni diplomatiche in tutta Europa.
Ferdinando Ill lo chiamò in Austria ad organizzare la crociata contro i Turchi e lo inviò in Ungheria e nei Balcani, dove nel 1456, a Belgrado, minacciata ed assediata dai Turchi, animò le armate cristiane, che sconfissero il nemico. Il papa Callisto III ordinò che in memoria di tale evento si suonasse ogni giorno la campana a mezzodì.   
L’intrepido francescano moriva nello stesso anno e fu canonizzato nel 1724.
La comunità di Spora però ricorda un altro assedio: quello dell’ultima guerra, quando il comando tedesco aveva decretato la distruzione del paese per presunte complicità fra popolazione e gruppi ribelli.
Il dialogo tra il Sottufficiale ed il parroco del tempo, don Davide Mantegari, servì a chiarire l’estraneità della popolazione ad atti ostili ai Tedeschi, ma il felice esito delle trattative (24 maggio 1944) fu unanimemente attribuito all'intercessione di Santa Teresa del Bambin Gesù, invocata e pregata qualche giorno innanzi (17 maggio, giorno in cui ricorreva l’anniversario della sua canonizzazione, proclamata nel 1927).

 
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