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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Tasola

La piccola comunità di Tasola, non entra nella cronaca di molti scrittori di storia locale forse perché "dimenticata da Dio e dagli uomini", come qualcuno sussurra.
Il Boccia ("Viaggio ai Monti di Parma – 1804"), scrive: "Tasola è nella sponda destra del Ceno, smembrata duecent’anni sono da Montarsiccio, è popolata di 149 anime".
Il Molossi (nel Dizionario … 1831-32) la ricorda come "villa del comune di Compiano, sulla destra sponda del Ceno, prevostura congruata di libera collazione: Popolazione di 166 anime".
Oltre questi dati riguardanti la popolazione ci è dato di conoscere anche quelli degli anni seguenti.
Nel 1628 vi erano a Tasola 250 abitanti; nel 1886: 164 dei quali 66 di età inferiore ai vent’anni; 1914: 149; 1918: 156; 1922: 121, di cui 10 emigrati; 1936: 101; 1939: 90; 1951: 86; 1955: 76 così ripartiti: 21 ragazzi, 22 uomini, 33 donne con una frequenza alla S. Messa di oltre il 63%; 1986: 25; 2001: 20 persone (I dati sono stati desunti in parte dall’Araldo, Febbraio 1990, pag, 25 e in parte forniti da Don Bruno Cardinali, amministratore parrocchiale di Tasola).
Per avere qualche notizia… stampata occorre sfogliare alcune pagine del libro di Elio Grossi, "Profili Parmensi", che nelle pagine 236-239, la descrive in modo giornalistico.
La chiesa è dedicata a S. Matteo apostolo; non è molto ampia, ma è sufficiente per i fedeli che ne formano la comunità. Ha due altari laterali adornati di pregevoli stucchi, uno è dedicato alla B. Vergine di Caravaggio, la cui festa si celebra nell’ultima domenica di maggio; l’altro è stato eretto in onore della Madonna delle Grazie e si festeggia nell’ultima domenica di luglio. Dal Registro di Cassa si possono conoscere i Sacerdoti che venivano a presiedere la celebrazione della S. Messa nella festa della Madonna di Caravaggio: erano sacerdoti insegnanti in Seminario, che si sono susseguiti dal 1941: Don Guasconi, Don Mazza, Don Losini, Don G.Carlo Repetti, Don Francesco Magnani, P. Giovanni Minoli, Don Armando Borella, Don Alfonso Signorini, Don Francesco Serpagli (1953), Don Giuseppe Squeri (1955), Don Mario Bozzia e Don Giovanni Sozzi (1958).
Le statue della Madonna di Caravaggio con la Santa Giovannetta e della Madonna delle Grazie con i baldacchini-portantine furono restaurati dalla ditta Sclavo di Cremona nel 1947-48.
Il Santo titolare, S. Matteo, veniva festeggiato il 21 settembre, attualmente nella domenica più vicina. Non vi è la statua, ma in coro vi è un grande quadro ad olio di pregevole fattura, che lo raffigura.
Una lapide marmorea, collocata nella cappella del Fonte battesimale ricorda come il parroco del tempo, Don Ernesto Lusardi, abbia provveduto al rifacimento del pavimento e alla nuova balaustra in memoria dei suoi genitori, nell’anno 1940.
Alcune notizie riguardanti la chiesa si possono ricavare dal già ricordato Registro di Cassa, dove veniva annotato l’attivo ed il passivo dal 1941 al 1980.
Nel 1941 è stato realizzato l’impianto elettrico nella chiesa per una spesa di lire 900 pagate dal parroco Don Lusardi.
Nel maggio del 1942 fu decorata la chiesa ad opera del pittore Amedeo Feci per un importo di 1390 lire.
Nel 1947-48 il restauro delle statue della Madonna e dei rispettivi baldacchini, come detto sopra, comportò una spesa di 36.919 più 41.313.
Nel Registro è riportata una annotazione interessante riguardante l’acquedotto.
Essendo il paese senz’acqua ed il monte soprastante senza sorgente, il parroco pensò di ricorrere alla Rabdomanzia.
Nel 1913 un rabdomante di Bragance, chiamato Antonio Rigon, indicò l’acqua nella località "Carà" (dell’Abio) alla profondità di 14 metri, mentre nel 1924 un frate, P. Innocenzo da Piovere, del convento di Varzi, individuò l’acqua nella località "Lagore", alla profondità di 13 metri.
I parrocchiani scavarono due fossi profondi circa 7-8 metri, ma non credendo alla scienza della bacchetta, non vollero scavare oltre. Il frate ritornò nel 1930 dietro insistenza e indicò l’acqua, dove esisteva già un po’ di umidità superficiale e incoraggiò a scavare. Così fu fatto: nell’anno seguente si incominciarono i lavori e il 5 dicembre 1932 l’acqua arrivava in paese".
La posizione della frazione di Tasola, che si adagia a nord-est lungo una pendice del monte Segalino, è come una panoramica terrazza che si affaccia sul Ceno e sul Taro. Ma come capita spesso alle località bene esposte dei nostri monti, i venti si danno appuntamento volentieri sulla Costa del paese e mettono a dura prova i tetti delle case.
Anche la chiesa, con il suo campanile, ne ha fatto le spese: ne sono prova i ripetuti interventi di restauro che si sono susseguiti negli anni.
Solo per fermarci alla seconda metà del secolo scorso (1950-2000), il tetto della chiesa ha subito interventi di rifacimento o sistemazione parziale nel 1949, nel 1951 (quando, in occasione della visita pastorale del Vescovo U. Malchiodi vennero sostituite le caratteristiche "ciappe" con le tegole di Collecchio), nel 1977, nel 1983 e nel 1985, e infine nel 1995-96, quando, grazie ad una generosa offerta della sig.ra Angela Ferrari e al contributo di quasi tutte le famiglie della parrocchia, è stato rifatto il tetto sud della Chiesa, la sede della Sacrestia, completando i lavori con il consolidamento del campanile e di tutta l’area perimetrale esterna della chiesa.
In quella occasione è stato possibile dotare la Chiesa di un nuovo Portale e finestre e il Cimitero di una nuova e più ampia area di servizio e di accesso.
Le due cappelle laterali, dedicate rispettivamente alla Madonna di Caravaggio e alla Madonna delle Grazie, già decorate nel 1954 dal pittore bedoniese Arturo Lagasi e nel 1982 da Peppino Ambanelli, sono in attesa di un nuovo intervento di restauro.
Anche nella canonica in questi anni sono stati eseguiti lavori di riparazione e di ristrutturazione tali da accogliere gruppi giovanili per ritiri ed incontri.
Il luogo ha sempre conciliato il silenzio e la riflessione come nella prima metà del 1800, quando la duchessa di Parma Maria Luigia dispose la costruzione di un edificio austero e massiccio nella parte alta dell’alpestre paese, ancora ben conservato, dimora per monache per qualche tempo.
In quel periodo il territorio di Tasola era praticamente proprietà di due famiglie, quelle dei Ratti e dei Chiappari, mentre i Taserotti si dedicavano alla pastorizia, alla stentata agricoltura e alla raccolta delle castagne.
Tutta l’economia si sviluppava e si esauriva in loco: i cereali venivano macinati in un mulino e le castagne essiccate in un altro; ambedue i mulini, di Raffaello e di Marghera, erano attivati dall’acqua del Ceno.
Lo spirito intraprendente del sig. S. Velivoli aveva allestito un grande capannone per l’allevamento e la vendita dei conigli, che per la grande quantità venivano collocati sul mercato di Massa Carrara e di altre città.
Le mutate condizioni socio-economiche hanno spinto le popolazioni montane ad emigrare e trovare un’occupazione con reddito più consono alle esigenze della vita moderna, ma appena possibile la gente fa ritorno alla sua terra di origine, nel nostro caso, a Tasola, per festeggiare la B. Vergine di Caravaggio e ancor più la Madonna delle Grazie nell’ultima domenica di luglio, e riandare, con la memoria, al tempo passato caratterizzato dalla presenza di Don Ernesto Lusardi, il parroco burbero e faceto che ha guidato la piccola parrocchia per oltre 50 anni (1906-1959) e non mancava di intervenire con i suoi confratelli alla festa della Madonna e in Seminario, dove coglieva l’occasione per intrattenere gli invitati con i suoi sermoni in un "latinus grossus qui faciebat traballare pilastros".
Dato che lo spazio ce lo consente, viene quanto mai a… pallino ricordare l’amicizia di Don Ernesto Lusardi con Don Angelo Massari, parroco di Santa Giustina
Don Angelo, invitato alle nozze d’oro sacerdotali, celebrate a Tasola il 20 dicembre 1952, compose anche una lunga poesia ricordando come….

De’ Lusardi Don Ernesto
Gratis agens Summo Deo
Si prepara lieto e lesto
Al suo grande Giubileo …
Con pietà tutta esemplare
Oggi celebra con loro (i parrocchiani)
Risalendo il sacro Altare
La solenne Messa d’Oro…


Nella cerchia degli amici vi erano anche Dott. Grisi e consorte, Italina Bianchedi, ai quali, nella festa di S. Matteo del 1954, scriveva:

Seher werte Doktor,

Ich danke Ihnen fur Ihre schone Postkarte (amore plena). Es geht mir sehr gut. Die Luft, die Ruhe, die Bazillen Kaput gemath. Deo gratias!
La semaine procheine je dois aller à Plecence et en revenant, mercredi oujeudì matin, je passerais à Parma pour une visite de control medical (Prof. Angelo Braga, mon ancien docteur) et peut etre (comme don Angelo) je donnerais (d’apres les instructions deMadame Grisi) un coup de telephon (2+3+4+5) pour venir chez vous et voir pour un instant seulement, vos deux medailles au merite et le six bracelets de I-ta-li-na Gri-si.
Nella speranza di vederci dopo tanti anni, presento cordialissimi saluti a Lei e Signora.


Don Ernesto Lusardi.



E anche questo fa parte del mondo dei ricordi, come la sofferta presenza dell’ultimo parroco residente, don Riccardo Volpini, rientrato dopo tanti anni dal servizio prestato presso il Santuario del Divin Amore, a Roma, provato dalla guerra, dalla solitudine e dagli acciacchi, quasi personificazione dell’alpestre Tasola dei nostri giorni invernali.

 
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