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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Taro > Caneso

L’altopiano di Caneso si trova a m. 805 s.l.m., a est del monte Orocco.
Sull’origine del toponimo vengono formulate due ipotesi: la prima è che l’originaria forma "Canneto" fosse il nome dato a questa località dai tanti pastori emigrati qui da Canneto sull’Olio; l’altra, più probabile, vuole che tale nome prenda origine dai numerosi canneti un tempo sparsi sul territorio, come l’attuale abbondanza di acque fa supporre.
Caneso contende a Montarsiccio l’onore di essere stato residenza prediletta, nella sua vecchiaia, di Ubertino Landi, grande capitano del secolo XII-XIII, signore di Compiano, Bardi, Rivalta. Infatti, nel castello di Montarsiccio, (Musa, 1955), si leggono notizie sulla casa di Montarsiccio in cui Ubertino aveva soggiornato negli ultimi anni di vita, fino alla morte, sopraggiunta nel 1298.
Al contrario, la Breve storia di Caneso di Don Giovanni Carmeli testimonia la permanenza a Caneso dello stesso capitano fino alla morte; da qui il suo corpo fu portato a Montarsiccio ed ivi tumulato.
Abbia preferito come dimora l’uno o l’altro paese, è certo che ebbe come nemici i Granelli di Casaleto, i Lusardi di Montarsiccio, i Platoni di Caffaraccia e i Frati di Monastero. In un secondo momento i Lusardi si allearono con lui, di modo ché passarono sotto la sua influenza i castelli di Montarsiccio, Pietrapiana di Carniglia e la fortezza di Foppiano.
Dopo la morte di Ubertino, i territori che furono suoi passarono al visconte Sacco Lusardi, parente e alleato dei Doria. Ben presto però le fortezze in suo possesso furono date alle fiamme dai Piacentini. Finì così l’era delle cosiddette Signorie Montanare e i singoli paesi passarono nelle mani di piccoli signorotti locali.
Caneso, nella residenza che venne ritenuta di Ubertino Landi, ospitò nella prima metà dell’ 800 Maria Luigia d’Austria. Ella fu ospite di Giacomo Cavalli, che le era diventato amico avendo prestato servizio tra le Guardie Civiche di Parma.
Ancora oggi esiste il ponticello a schiena d’asino sul torrente Gelana che la duchessa fece costruire.
Parrocchia già nel 1500, comprese i territori di Alpe e Setterone, che si costituirono in parrocchie autonome nel 1700.
Diede i natali a molti Sacerdoti: ricordiamo tra gli altri i fratelli Don Pietro e Don Zefirino Boglioli, Don Bartolomeo Callegari Parroco di Isola e Don Pietro (Pedro) Callegari, missionario in Brasile.
Sotto la guida di Don Armando Delgrosso i residenti e i tanti emigrati, la maggior parte dei quali negli Stati Uniti, hanno provveduto al restauro della chiesa.
La ristrutturazione ha riguardato in particolare i muri portanti, il portale e il campanile da cui rintoccano ancora le cinque campane, che durante la seconda guerra mondiale furono sottratte alla confisca dei metalli per la loro bellezza: furono consegnate quelle di Bedonia e salvate quelle di Caneso.
Le decorazioni interne della chiesa, dedicata a S. Rocco, risalgono al XVIII secolo: l’altare è datato 1710: dello stesso periodo si conservano molti arredi e paramenti pregiati, tra cui un calice, un ostensorio e alcuni pizzi. Anche altri edifici sacri presenti sul territorio di Caneso sono stati restaurati: la cappella del cimitero e l’oratorio di Casa Cavalli, monumento ai Caduti dedicato alla Madonna Addolorata.
I non molto numerosi abitanti del paese sono particolarmente legati alle antiche usanze. Infatti a Caneso è rimasta viva la consuetudine dell’"Incanto", un tempo diffusa in tutte le parrocchie della nostra zona.
Questa tradizione si ripete la prima Domenica d’ottobre di ogni anno, chiamata la "Domenica delle anime", e consiste nel mettere all’asta, sul sagrato della chiesa, galline, uova e formaggi: il ricavato viene consegnato al parroco e impiegato per le messe in suffragio dei defunti del mese di novembre.

 
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