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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Casalporino

Casalporino non appare come cappella nell’Estimo del Clero di Bobbio del 1369, mentre nella Visita Pastorale di Mons. Eugenio Camozzi, fatta nel 1597 figura come parrocchia eretta probabilmente in seguito alle disposizioni del Concilio di Trento.
Ad assicurare l’autonomia parrocchiale di Casalporino anchela stesura di un atto che porta la datadell'8 settembre 1665, rogato dal pubblico notaio Antonio Malaspina, nella sede di Compiano in cui si parla di don Oliviero Gatti come del "Rector Coelestis S.ti Bernardi Casalporini".
Non c'è modo di conoscere le varie vicissitudini in cui si son venuti a trovare i nostri antichi paesi; sappiamo però che nel 1722 il Vescovo Mons. Manara con decreto del 7 Dicembre di detto anno, stacca da Drusco: Casalporino, Calice, Romezzano, erigendole a parrocchie autonome.
In seguito al decreto vescovile, il Duca di Parma, Francesco I° Farnese stabilisce "la dote in 50 staia di frumento che l’Agente camerale di Compiano contribuiva ogni anno ai tre parroci di Casalporino, Calice e Romezzano".
Tale patronato regio si è protratto nel tempo come attesta una copia originale di un mandato di consegna delle 50 staia di frumento a favore del Parroco di Casalporino, emesso dal Burò dell’Antica Computisteria della Camera Ducale di Parma in data 24 febbraio 1807.
Nei pressi della chiesa parrocchiale esisteva anticamente un oratorio denominato "S. Pietro della Casazza". Era officiato da una Confraternita di Disciplinanti, che avevano la loro sede nello stesso oratorio. Già nel 1635 le strutture dell’Oratorio necessitavano di restauri, che vennero fatti, ma isuccessivamente, nel volger di un secolo l’Oratorio rovinò e il vescovo di Bobbio, Mons. Mario Cornaccioli lo dichiarò soppresso nella visita pastorale del 1738.
Casalporino appare nei carteggi XVI-XVIII del Fondo Landi (N° 18 - Scaff. 39, busta 28), in cui si ha notizia della consacrazione della chiesa di S. Giovanni Battista in Bardi, del patronato dei Landi sulla chiesa di Barbigarezza e della sudorazione di un Crocifisso in Casal Porino. Ancora nello stesso Fondo Landi (n° 165), si trova un documento attestante il giuramento di fedeltà degli uomini di Casalporino, Rovoleto, Romezzano, Volpara.
È l’anno (1827) del "matrimonio del secolo" tra l’unica figlia di Federico Landi, Polissena, con il Marchese di Melfi, Gian Andrea Doria, feudatario di S. Stefano d’Aveto.
Qualche anno dopo la peste devastava le nostre vallate.
Il Chronicus parrocchiale compilato dai vari parroci che si succedettero, ricorda l’istituzione della Scuola elementare (1909), l’arrivo dell’acqua potabile in paese nel medesimo periodo, la ricostruzione della canonica inaugurata il 20 agosto 1916, del campanile, danneggiato da un fulmine nel 1911, riparato e ripristinato nel 1920.
La Visita pastorale del 10 giugno 1921, fatta da Mons. Pietro Calchi Novati, che in una vertenza piuttosto intricata tra il parroco e i membri della Fabbriceria, aveva preso le difese del parroco, risultò praticamente fallita con grande amarezza del Vescovo, il quale pur avendo perdonato, "mai ebbe a soffrire un tale affronto".
Nuovo rifacimento della canonica venne fatto nel 1922-24 con l’interessamento del sindaco di Bedonia, Dott. Marco Micheli e le difficoltà conseguenti ai dissapori tra il parroco predecessore e la Fabbriceria, che si protrassero amaramente a lungo, poterono essere assopite solo verso la fine dell’ottobre del 1924. Nell’anno successivo il comune provvide la frazione di una nuova fontana pubblica. Intanto sia la chiesa che la sagrestia abbisognavano di restauri, che furono compiuti nel 1927: fatica e spese inutili, perché non furono riparati a dovere i rispettivi tetti danneggiati. Riparati questi nel 1928, si provvide in seguito al restauro della chiesa e della sagrestia.
Anche nel Chronicus di Casalporino è ricordato lo storico terremoto iniziato il 28 ottobre 1928: "Verso le ore 21 spaventose scosse di terremoto si susseguivano, facendo traballare le case e ogni cosa. Si erano notati nel pomeriggio dello stesso giorno lontani boati come spari d’artiglieria pesante e qualche lieve tremito della terra; e qualcuno aveva avanzato l’idea di un reale movimento sismico, ma quasi non ci si credeva. Caduti nella tremenda realtà fu un fuggi fuggi generale per la piazza e per i campi, lungo le strade...". Anche la popolazione di Casalporino visse quei momenti difficili al pari dei paesi vicini.
Giova ricordare che, come quelli di Drusco, anche i Casalporinesi hanno pregato e invocato S. Francesco Solano.
Nel 1930, dopo vari anni di attesa, anche con il contributo degli emigrati in America a cui si fece appello negli anni precedenti, si pose mano al restauro dei muri di cinta del Cimitero, ai quali il terremoto "aveva dato il tracollo dei resti" (del muro). I lavori, affidati all’impresa Gasparini Angelo, furono ultimati il 28 ottobre, collaudati e benedetti dal parroco con soddisfazione di tutta la popolazione.
1931. Ancora con qualche diverbio fra le frazioni, il parroco don Filippo Ferretti, riesce ad accordare la popolazione per la rifusione delle tre campane "di cui due fesse talmente che ai loro rintocchi pareva che venisse data la baia ad una coppia di vedovi in procinto di andar nuovamente a nozze". La decisione fu presa in occasione della rifusione delle campane di Drusco, così, avviate le dovute pratiche con la ditta Regolo Capanni di Fidenza (6 aprile), e con una sottoscrizione per ottenere offerte aella popolazione, le vecchie campane furono spezzate e poi rifuse. Le nuove furono consacrate il 6 luglio, il giorno successivo a quelle di Drusco, dal nuovo vescovo, Mons. Matteo Pellegrino, presente anche il neo eletto vescovo di Sarsina e il rettore del Seminario di Bedonia, Mons. Teodoro Pallaroni.
1934, 1-10 giugno. P. Samuele da Mazzarino e P. Onorato da Sestri Ponente predicarono le Sacre Missioni con una crescente partecipazione di popolo, tale da far dimenticare ai Padri Cappuccini la scarsa partecipazione dei primi giorni e furono terminate con "il desiderio di essere riascoltati".
Il periodo difficile e turbolento della guerra colpì anche la gente di Casalporino. La popolazione, sostenuta, incoraggiata, confortata dal Parroco don Davide Monteverdi, era tutta protesa alla ricostruzione della chiesa che aveva perduto il suo decoro, e si presentava squallida, cadente, del campanile ridotto a poco più d’un rudere pericolante, e della sagrestia. L’insieme delle opere comportò una spesa di oltre quattro milioni. Le feste di inaugurazione vennero celebrate nei giorni 13-15 Maggio 1949, alla presenza del Vescovo Mons, Bernardo Bertoglio.
Per l’occasione fu pure stampato un "Numero Unico" riportante notizie su Casalporino, il programma dei festeggiamenti, il travaglio e le difficoltà nel realizzare le opere e l’elenco degli offerenti. La festa patronale, essendo la chiesa dedicata a S. Bernardo, viene celebrata il 20 agosto.


Oratorio pubblico di Anzola

Già nel 1950 "nacque e si fece strada l’idea dell’erezione di un Oratorio Pubblico" in Anzola, territorio di Casalporino.
Il progetto prese maggiore consistenza in seguito alle offerte seguite a quella generosa della famiglia Lusardi-Moglia tanto che il nuovo Vescovo, Mons. Pietro Zuccarino, il 30 settembre 1951 benedisse la prima Pietra, quando i muri perimetrali erano già fuori del terreno
L’Oratorio, che in pratica fa da chiesa, èdedicato al santo Vescovo di Bobbio, S. Antonio M. Gianelli e a Nostra Signora dell’Aiuto di Bobbio misura m. 16x8.
II 24 settembre 1956 il vescovo Mons. Pietro Zuccarino inaugurava solennemente la nuova chiesa, presenti i parroci delle valli Ceno e Taro, le autorità civili e la Banda degli Orionini di Borgonovo. La festa annuale in memoria di S. Antonio M. Gianelli si celebra la terza domenica di ottobre.
Anche in Volpara sorge un antico oratorio dedicato alla Madonna delle Neve la cui  ricorenza è celebrata il 5 agosto. Quest'opera è il compimento di un voto fatto dalla popolazione quando, verso il 1867, il colera infieriva nelle nostre valli e da cui i frazionisti furono risparmiati.
A suo tempo (1910) don Alberto Picchi annotava: "La popolazione si differenzia di non poco da quella di Casalporino, sia in fatto di religione come di costumi. Essa è piuttosto amante (e si dedica infatti con ardore) al divertimento del ballo, gioventù spensierata...".
Che avesse precorso i tempi? Veramente era una delle poche alternative alla vita del tempo, che gravitava dentro e attorno alla chiesa. Ora la "gioventù spensierata" e non, fa ben altri chilometri con ben altri rischi, ma è più soddisfatta?


 
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