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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Taro > Isola

Il piccolo paese in dialetto viene detto "Lisera" - nome di origine romana, come Lezera in val Toncina, Lisore in val d’Aveto, o Lisorello in val Taro, località presso Selvola - che significa: luogo asciutto, «zona boscosa accanto a un fiume».
In effetti il paese sorge sulla sponda destra del Taro, piuttosto alta, detta tuttora Riucita (Riva alta). Aveva una volta la forma di una L maiuscola, e le case erano innalzate ai lati della strada, forse di origine preromana. Proveniente da Compiano e dal passo del Colla, proseguiva fino all’attuale chiesetta di S. Rocco, accanto al Cimitero, per biforcarsi, da una parte verso Tornolo-Chiavari, dall’altra verso le Vaie, detta tuttora Mulattiera, per Cento Croci-Riviera di Levante.
La storia di Isola è strettamente legata a quella di Compiano, di cui fu un sobborgo, seguendone le vicissitudini. Famoso è stato l’episodio del 20 giugno 1270, quando le truppe di Ubertino Landi Seniore sbaragliarono, proprio nella zona di Isola, quelle dei Fieschi, alleati del Comune di Piacenza, che lasciarono sul campo 160 morti, mentre 60 cavalli, assieme ai loro condottieri rimanevano in mano delle truppe landesi.
Secondo qualche storico l’episodio avrebbe dato nome alla località di «Premassau» (Campo del massacro), che nel 1800 fu detto anche i «I Cartai», italianizzato nei documenti «I Calatati».
L’importanza di Isola, comunque, nel Medioevo era rilevante: al Poggio una torre, ancora visibile, vigilava sulla strada, ed un ospizio segnalato da Schenoni, distrutto da qualche decennio, accoglieva i viandanti, soprattutto quelli che, a causa delle piene, non potevano guadare il fiume Taro.
La strada caratterizzò il paese, i cui abitanti, oltre che all’agricoltura, si dedicavano al commercio o all’artigianato.
Attraverso le strade, nel corso dei secoli, immigrarono a Isola varie famiglie, in genere dal genovesato o dalla valle Sturla, come i Genocchi, i Maré, ma anche dal pontremolese, come i Frassinelli, i Depaoli dalla val di Vara, sostituendo le antiche casate dei Baffi, Perotti, Lovetti, e Saccardi.
Complice fu l’emigrazione, iniziata in modo vistoso nel 1800, per cui ora il maggior numero di Liserotti, si trova all’estero.
Alcuni meritano un particolare ricordo: Cembrani, Rossi e Restani che, con scimmie e orsi ammaestrati, percorsero l’Europa presentando spettacoli anche presso corti famose.
In base alla giurisdizione ecclesiastica Isola dipendeva dall’antica parrocchia di S. Maria di Selvola, allora molto vasta, che comprendeva anche la frazione dei Bigarelli, parte della parrocchia di Tornolo, Pometo, Pian del Taro, la Costa. A Selvola ebbe origine la famiglia Silvola o Silva, estintasi poi nel 1851.
Altre famiglie scomparse sono quelle dei Bianchini, degli Arisi, dei Rossi (Zecchin) e dei Bertoraglia, sostituite dalla famiglia Milanis.
La parrocchia di Isola ebbe inizio probabilmente verso il secolo XV, inglobando quella di Selvola, con i Bigarelli, fino verso la località del Faggio.
La prima chiesa parrocchiale, che sorgeva sull’area dell’attuale, ma aveva l’abside orientata verso Est, era stata probabilmente una cappella dedicata a S. Antonio Abate. Riedificata nel 1600, cambiò orientamento: al posto dell’abside fu elevata la facciata, nell’interno si costruirono eleganti altari in stile barocco.
Il campanile, si suppone sia stato eretto in un tempo posteriore, un poco discosto dalla chiesa, in quanto alla destra di essa sorgeva la canonica e alla sinistra si trovava il cimitero.
La posizione strategica del paese lo rese luogo di pellegrinaggio per la venerazione di S. Terenziano, la cui festa si celebra il primo settembre. Secondo la testimonianza di Francesco Piccinelli, del 1° Agosto 1617, alla festa accorrevano devoti dalle valli vicine, per un raggio di circa 50 chilometri, oltre che da Bologna, Bergamo, Milano e Genova.
Oggi la partecipazione è in notevole ripresa.
Altra manifestazione religiosa molto sentita è la benedizione delle acque del Taro, nella prima domenica di luglio, a ricordo della liberazione della peste.

 
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