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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Taro > Santa Maria del Taro

Santa Maria del Taro nasce probabilmente alcuni secoli prima del Mille, quando una piccola comunità di monaci di S. Colombano provenienti da Bobbio fonda una chiesa dedicata alla Natività di Maria.
La zona, benché piuttosto distante dai grandi centri abitati, è attraversata da tre importanti vie di comunicazione: la strada del Bocco, la strada del Passo della Scaletta, la strada per il Passo dell’Incisa.
Prima del 1150 la chiesetta originaria viene ricostruita in pietra di Lavagna; la pianta è a tre navate, lo stile è gotico. La Festa di Maria Bambina (così la tradizione popolare definisce la Natività di Maria che si celebra l’8 settembre) inizia ad esercitare un forte richiamo; alla celebrazione partecipano le popolazioni sia della Val Taro che della Liguria; tra i devoti non mancano i Conti di Lavagna.
Nel 1259 la chiesa viene consacrata Santuario dedicato alla Natività di Maria Vergine (diventando così il più antico Santuario Mariano dell’Alta Valle del Taro) dall’Arcivescovo Gualtiero di Genova, per ordine e in presenza del Cardinale Ottobono Fieschi, Conte di Lavagna, che sarà eletto Papa nel 1276 col nome di Adriano V. La lapide a ricordo di tale consacrazione è tuttora conservata nella retrofacciata della chiesa, sopra la porta.
Per lungo tempo il territorio di Santa Maria è oggetto di contesa tra i Conti Fieschi-Ravaschieri di Lavagna e i Conti Landi di Compiano. Tali controversie hanno fine nel 1552, quando Simone Ravaschieri vende ad Agostino Landi i diritti su Santa Maria. Soltanto l’anno prima il Landi era stato investito Principe della Val Taro e Val Ceno dall’Imperatore Carlo V. Santa Maria entra quindi a far parte di tale Principato.
Nei documenti antichi Santa Maria è citata soprattutto a proposito del clima salubre; è famosa la descrizione del luogo fatta nel 1617 dal letterato milanese Francesco Piccinelli in una lettera a Claudio Landolfi, agente del Principe Federico Landi (la traduzione italiana dell’originale latino, redatta dall’On. Giuseppe Micheli, comparve sul n° 11 dell’Araldo del 1937).
Piccinelli fa notare che la brezza spirante dal Mar Ligure impedisce il formarsi di nebbie e che «...se in qualche tempo per i venti di tramontana o per l’altezza delle nevi ed il loro troppo lungo persistere, l’inverno è un po’ rigido, essendovi molta legna a vile prezzo, si accendono dei bei fuochi».
Dalla lettera si apprende anche che nel territorio di Santa Maria sono diffusissimi vigne ed animali selvatici, tra i quali si annovera anche qualche orso, come testimoniano fra l’altro i toponimi Codorso (anticamente scritto Cò D’Orso) e Tana dell’Orso, località lungo il canale Incisa.
In virtù del matrimonio tra Polissena Landi, unica erede di Federico, e Giovanni Andrea Doria, il Principato passa, di fatto e non per investitura imperiale, ai Doria.
Questi ultimi lo vendettero nel 1682 a Ranuzio Farnese, Duca di Parma e Piacenza, il quale dovette mettere a tacere con una ingente somma di denaro i Landi di Piacenza che rivendicavano per sé i diritti sul Principato, forti della mancata legittimazione imperiale del dominio dei Doria.
Nel frattempo l’architettura gotica della chiesa viene stravolta da vari lavori di ampliamento che si susseguono finché, nel 1806, inizia la costruzione di una nuova struttura intorno al vecchio edificio, che viene abbattuto verso il 1820; i lavori si protraggono fino al 1834.
Nel periodo 1837-43 viene eretto anche il campanile.
Se la chiesa viene ricostruita, la statua della Madonna col Bambino resta quella che la tradizione vuole donata alla fine del sec. XV da Santa Caterina Fieschi-Adorno di Genova, probabilmente in sostituzione di una più antica immagine di cui però non si ha notizia.
Oltre a Santa Caterina Fieschi, si annoverano tra i devoti del Santuario anche il Beato Antonio Maria Giannelli e il Beato Mons. Giovanni Battista Scalabrini Vescovo di Piacenza che, dopo aver elevato la chiesa a dignità di Pieve e aver conferito al Parroco il titolo di Vicario Foraneo nel 1887, incoronò personalmente la statua della Madonna nel luglio del 1891.
Intanto Santa Maria vede la nascita di un vero e proprio stabilimento industriale. Nel 1872 una società inglese rappresentata dal Cav. Henry De Thierry compra dal marchese Anguissola di Piacenza la foresta del M. Penna per sfruttarne la miniere di rame e il legno di faggio.
Vengono impiantate numerose segherie e anche la prima funicolare aerea del nostro Appennino. Abbandonata l’estrazione del rame, varie società si succedono alla guida dello stabilimento che produce carbone vegetale, catrame, acido acetico e alcool metilico.

Il resto è storia recente.
Oggi Santa Maria è un centro turistico famoso, oltre che per i numerosi mobilifici, anche per l’ottima cucina di marcata impronta genovese; tra i piatti tipici ricordiamo infatti le "trenette cuu pestu".


 
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