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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Cereseto

Cereseto è ridente per la sua felice posizione: si adagia tranquillo in una zona pianeggiante alle falde del M. Pelpi (m. 1480).
È circondato da prati e campi che sembrano creati su misura degli abitanti, che sono ottimi lavoratori, ma non sgobboni.
È fiero per i suoi boschi estesi e misteriosi, boschi di castagni, cerri, querce, pini e faggi, quasi inviolabili per un fitto sottobosco, che spesso odora di ginepro e di funghi porcini o verdeggia di innumerevoli felci e di umido muschio.
Con questi tratti che si potrebbero definire poetici, Caterina Negri Conti inizia la descrizione del paese nel volumetto "ll mio Cereseto" (da cui attingiamo notizie a piene mani).
Insieme alla "villa" principale sorgono numerose frazioni: Farfanaro, Solaro, Poggio, Rio, Cremaioli, Casa Conti, Trarìo e Casa Scapini.
L’insieme fa parte del comune di Compiano da cui dista 13 km. A Cereseto, oltre la chiesa, si trova l’ufficio postale; un tempo c'erano anche le scuole elementari, un ambulatorio medico (che prestava servizio il mercoledì pomeriggio), una trattoria con bar, un distributore di gas e uno di benzina.
Per chi desidera risalire alle origini, la stessa Caterina Negri scrive: "Le prime notizie storiche di Cereseto, anticamente chiamata Cerasòla, risalgono all’anno 832 d.C., quando i due privilegi, l’uno concesso dall’arcivescovo di Milano Angelberto Pusterla nell’832, l’altro dell’imperatore Lotario nell’841, Cerasòla viene confermata al Monastero di S. Ambrogio come un dono di un re Longobardo" (op. cit. pag. 13).
Chi volesse approfondire l’argomento può trovare ampie notizie nel 1° volume del Campi "Dell’Historia Ecclesiastica di Piacenza" pag. 222 (con oltre due colonne di testo) o proseguire nella lettura del libro della Negri. A noi, per essere certi che si tratti realmente di Cereseto, può bastare il fatto che la chiesa sia dedicata ai Santi Giacomo e Cristoforo (festeggiati il 25 luglio) e che dista "mezzo miglio solo" dalla chiesa dedicata a S. Ambrogio, unica in diocesi ad essere intitolata al santo milanese.
"I Monaci di S. Sisto di Piacenza rimasero a lungo in legittimo possesso di Cereseto".
Ai Platoni, nel possesso a titolo livellario, si alternarono vari feudatari tra i quali si distinsero i Landi, principi di Borgotaro, Bardi e Compiano.
Il seguito, anche per Cereseto, si trova nella storia del Ducato di Parma e d’Italia; il tempo, con il venir meno di chi l'ha vissuta, allontana anche i tristi fatti dell’ultima guerra.
Tre nomi però: Giovanni e Pio Rapetti, Eliseo Gonzaga, non potranno essere dimenticati insieme al rastrellamento e all’incendio di 44 case e della canonica nel pomeriggio del 20 luglio 1944. Ben più gravi lutti potevano essere registrati se fossero stati uccisi gli anziani già radunati nella piazza, risparmiati, per sentire comune, dalle preghiere alla Madonna di Lourdes.
In breve si può annotare come, data l’importanza della strada, già all’inizio del secolo, i Ceseretesi chiesero una via di transito percorribile con mezzi trainati da buoi aggiogati; strada che diventerà camionabile nel dopoguerra e sarà provincializzata nel 1962.
L’Ufficio postale ha una collettoria di prima classe dall’agosto 1890 e due anni dopo viene nominato l’Ufficiale postale nella persona di Luigi Bozzuffi; tra i portalettere per il lungo periodo di servizio, si è reso famoso anche Bartolomeo Bisagni di Farfanaro.
Nel 1877 viene istituita la Scuola di istruzione primaria mista per le prime tre classi elementari; nel 1940 anche la 4a e 5a elementare.
Dal 1942, e per oltre 30 anni, ha insegnato la maestra Maria Negri (madre di Caterina Negri, autrice del volume "Il mio Cereseto"), che ottenne la ristrutturazione dell’edificio scolastico, la costruzione di un salone, la refezione scolastica. Nel 1913 anche Farfanaro ha una sua scuola.
Nel 1961, per una durata di otto anni, viene istituito un centrodi ascolto televisivo su interessamento del Direttore Didattico Leoncini, della Maestra Negri e del Sindaco.
Per qualche tempo 17 agosto si tenne una fiera di bestiame e di varie merci, con divertimenti per grandi e piccini. Fra le usanze e tradizioni si è conservato ed ha fatto storia il pane della carità distribuito dai familiari a coloro che prendevano parte al funerale di un loro congiunto; suonare il tempo: l’incaricato, a seconda del tempo, dava un colpo di battaglio alla campana grossa se il tempo era sereno, due se era nuvoloso, tre se pioveva e quattro se nevicava; degno di nota il "Cantamaggio" che, pare, sia proprio del posto.


     La Chiesa

Cereseto ha una chiesa "imponente" e suscita meraviglia in chi la vede per la prima volta; così pure il campanile. La chiesa è dedicata ai SS. Giacomo e Cristoforo.
L’attuale edificio è stato costruito prima del 1830, quando il paese contava 674 abitanti: è adornato di molte statue e dotato anche di organo.
     

     Il Battistero

"Piccolo gioiello dei nostri monti ed orgoglio dei Ceresetani è senza dubbio il Battistero.
La sua origine non è nota, ma possiamo supporre che sia almeno antecedente alla legge napoleonica (1797), che vietava la sepoltura dei morti nelle chiese".


     Personaggi

Cereseto ha dato i natali ad illustri personaggi degni di nota.
Prof. Giovanni Negri (18571928), laureato in lettere e filosofia all’Università di Pisa, cattolico fervente e praticante. Si recava a piedi al Santuario della Madonna di S. Marco, per la quale compose varie poesie. Ha pubblicato diverse opere letterarie. Conosceva a memoria i 14.233 versi della Divina Commedia.
Mons. Francesco Sidoli (2.11.1874-18.12.1924), orfano in tenera età dei genitori, impressionò per la sua intelligenza il vescovo Mons. Scalabrini, che lo tenne carissimo. Entrato nel Collegio Alberoni, si laureò in filosofia e teologia e venne ordinato sacerdote il 17 agosto 1897 a Piacenza; nel 1916 venne eletto vescovo di Rieti, diocesi di 160 parrocchie, che visitò pastoralmente 5 volte.
L’Osservatore Romano il 28 dicembre 1924 annunciava la sua elezione ad arcivescovo di Genova, ma alla fine dello stesso anno egli moriva. La Comunità di Cereseto, con lapide commemorativa, ricorda la sua casa natale ed un busto marmoreo adorna l’interno della facciata della chiesa.

La ricchezza morale del passato è una buona componente nella posizione geografica, secondo il detto con cui Caterina Negri inizia il suo libro: "Siresèi, Gresso e Sentenà, i pii bei paieisi del muntanà".

 
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