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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Taro > Tornolo

Tornolo sorge sulle pendici del monte Zuccone a 620 m. di altitudine.
Fu dominio dei Malaspina, dei Fieschi e dei Landi. I confini del paese furono così descritti da Antonio Boccia nel 1804:
«Tornolo è una Villa divisa in più corpi, ha 295 abitanti: il suo distretto è lungo due miglia e largo uno e mezzo. I confini sono all’est Isola, al sud Tarsogno, all’ovest Casale e Carniglia, ed al nord il Taro di scontro al territorio di Bedonia. Superiormente a Tornolo e Fopiano grandeggia il monte Collero, il più verdeggiante di questa parte della valle, poiché adombrato fino all’apice senz’alcuno spazio di vacuo da castagni annosissimi. Il rio de’ Ferrai, che divide il territorio di quello d’Isola, nasce sul monte Collero, scorre per tre miglia dal sud-ovest al nord-est e si smarrisce nel Taro mezzo miglio al di sotto della chiesa di Tornolo».
Il Capitano Boccia non si limita alla descrizione delle bellezze naturalistiche del luogo:
«Questa Villa può pregiarsi di avere le più belle donne di tutte le montagne dello Stato. Molti anni sono ne vidi più d’una della maggiore regolarità de’ tratti, colorito, ed avvenenza, ed anche in oggi non vi scarseggiano».
I costumi delle affascinanti Tornolesi dell’800 sono descritti da Ferruccio Terrari: non dovevano comunque differire di molto da quelli delle donne di tutti i borghi della valle:
«La camicetta prima di fibre tessili e lana, più tardi di cotonina variopinta, aveva un colletto a girocollo di pizzo fatto a mano, molto spesso ripreso anche per le bordature delle maniche che altrimenti terminavano con un fermapunto a cordonetto. Le gonne erano lunghe oltre il ginocchio, molto ampie, per le sposate e più anziane arrivavano quasi a terra trascicanti, mentre per le giovani era motivo di civetteria mostrare gli zoccoli e le esili caviglie; le calze di lana «tinte» erano indossate solo nel periodo invernale».
Uno dei tipici indumenti maschili era invece il coturnio, sorta di calzettone in lana grezza che si indossava sopra gli zoccoli e serviva a riparare dal freddo e dall’umidità quando in inverno si era costretti a camminare in mezzo alla neve.
Questi ed altri manufatti di lana furono, insieme agli zoccoli, tra i principali prodotti che i primi ambulanti tornolesi e tarsognini andarono a vendere in Romagna e nelle Marche.
La Chiesa del paese è dedicata a S. Bernardino da Siena e risale ai secoli XVII-XVIII: al suo interno sono conservate in una teca le Reliquie del Corpo di San Bonifacio, Martire cagliaritano, la cui festa ricorre l’ultima Domenica di luglio.
La "riscoperta" dei Sacri Resti risale al 1923, quando l’allora Vescovo di Piacenza Mons. Menzani diede ordine di aprire la semidimenticata cassettina che si diceva contenesse frammenti del Corpo del Santo.
Insieme a questi ultimi furono trovati i documenti che ne attestavano la Traslazione (avvenuta nel 1915) a Tornolo da Piacenza, dove erano giunti nel 1646. S. Bonifacio visse nel II sec. dell’era cristiana e fu vittima, come altri Martiri cagliaritani, della violenza dei Saraceni. Difficile ricostruire le traversie delle reliquie fino al 1642, quando l’Arcivescovo di Cagliari ne attestò l’autenticità e ne dispose il trasferimento a Piacenza.
Fu poi don Alberto Mantegari, oriundo di Tornolo e Canonico della Basilica di S. Antonino Martire a Piacenza, a far trasportare il Corpo dove ancora oggi viene venerato. Sempre nel territorio del Comune di Tornolo si trovano anche la Chiesetta del Casale e il Santuario della Madonna del Faggio.
Quest’ultimo, però, curiosamente, è sotto la giurisdizione della Parrocchia di Compiano.
Tale santuario fu eretto dai Padri Serviti (sotto il patrocinio dei Landi) nel 1485 nel luogo dove la Vergine apparve ad una pastorella muta presso un faggio e la guarì.
La Festa si celebra l’8 settembre di ogni anno e richiama pellegrini da tutta la Valle.


 
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