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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Illica

«La Parrocchia di Illica è di antica data». Così inizia una memoria scritta lasciata da D. Giovanni Draghi (nato a Illica il 6 marzo 1824 e morto prevosto Vicario Foraneo nel 1890) pubblicata da «La Bulacca», N° 12, Giugno 1975, pagg. 10-11.
Si può tranquillamente convenire su «l’antica data», sia per il titolare della parrocchia: S. Giorgio Martire (santo orientale), sia, stante l’attendibilità di quanto ha scritto il Boccia (1804) in merito alle ricerche da lui fatte per vedere monete d’epoca romana e avutane "una ed anche logora dell’Imperatore Diocleziano».
Quanto ad alcune memorie scritte sia dal Draghi che dal Boccia (ricollegandosi facilmente alla stessa fonte, sono lecite (meglio: doverose) molte riserve, come si dirà dopo la «storia»; intanto possiamo leggere quanto scritto da D. Draghi: "La parrocchia di Illica è di antica data.
Si trovano memorie al riguardo nei libri della Chiesa sino all’anno 1349 (ora non ci sono più! n.r.). Secondo vecchie tradizioni, la Chiesa parrocchiale non sorgeva sul Poggio dove si trova ora, ma sulla cima del monte Sané, detto Poggio di Castagno ed anche Tesoro. A questa chiesa accorrevano da Illica, da Masanti e dalla Valle del Leca.
Sulla cima di questo monte si trovava anche un castello feudale, il quale sino all’anno 1725 era abitato da Monache.
In quest’anno avvenne una terribile frana, e precisamente nel giorno di S. Martino. Il monte si spaccò in due parti: una rimase puro scoglio, l’altra parte si abbassò talmente che fermò il torrente Ceno; il quale stette fermo otto giorni e rigurgitò indietro sino al luogo detto «Costa Lunga».
Quei di Masanti temevano che questo gran lago irrompesse tutto ad un tratto e inondasse il loro paese; ma per buona fortuna si fece strada e a poco a poco si dileguò senza il temuto danno. Prima che avvenisse la detta frana, il Monte Sané era un bel monte; era rivestito di boschi di Castagno ed anco di Pino. Io, nella mia fanciullezza, ho veduto degli avanzi di pino ed anco dei tronchi ben grossi. Il monte si chiamò da noi Poggio di Castagno appunto per causa dei castagni di cui si trovava fornito.
Si chiama «Tesoro» perché si credeva che in mezzo alle rovine vi fosse sepolto un qualche tesoro, il ché probabilmente non era vero.
Vi si trovarono, però, delle mollette d’argento che furono convertite in una corona d’argento per la testa della Beata Vergine delle Grazie. Io da fanciullo ho veduto quella bella corona, ma ora è scomparsa.
Fu trovata altresì nel campo detto «La Chiesa» una pietra sepolcrale che esiste tuttora e che serve nel Cimitero di Illica: è quella di mezzo (Cimitero vecchio, n. r.).
Il fatto avvenne in questo modo: mentre si arava quel campetto, la punta del vomere penetrò nell’anello della pietra e la cavò fuori dal suo ripostiglio.
I libri che si trovavano presso le Monache, furono portati all’archivio di Milano (dei Visconti n. r.). Le monache rimasero illese e si ritirarono a Compiano. Così dice la tradizione.
La Chiesa parrocchiale, come si disse, non si trovava dove si trova ora. In questo luogo probabilmente vi era solo qualche casa. Questa casa, con parola mezzo latina e mezzo toscana si chiamava verisimilmente Illa-Cà. Con l’andar del tempo questo nome è stato reso più nobile e si trasformò in una nuova parola: ILLICA.
La parrocchia di Illica, prima della peste del secolo XVII, in sul principio era vasta e popolata. Vi erano case nel luogo detto il «Prato di Lorenzo», nel luogo detto «I Scagnelli», alla Vignola in Valle Scura. Il territorio parrocchiale si estendeva e si estende tuttora dal Rio Bottazzo fino alla Leca".
Nel rilevare le inesattezze mi son valso dell’attenzione, del senso critico e delle valutazioni. del Sig. Umberto Rolleri, originario d’Illica e anche se trapiantato a Milano per la sua attività, resta pur sempre attento alle vicende del paese natio.
In breve: sulla cima del Monte Sané bastava che ci fosse una cappella dedicata a S. Giovanni (senza il castello) con convento abitato da Frati (non Monache - e quindi non si sono ritirate a Compiano - come quelle della Serva di Dio Margherita Antoniazzi) tanto più che di detti frati vi era documento con relativi nomi.
La grossa frana che scese a valle lasciando l’ampio semianfiteatro ben evidente specialmente per chi lo vede di fronte, dalla sponda destra del Ceno, avvenne vari secoli prima del 1725, se, come attestano anziani o testimoni, nel pianoro, un tempo parte della cima, si vedono le ceppaie di secolari castagni, frutto di attività dei frati di S. Colombano, missionari del Vangelo e imprenditori mirabili nel bonificare e coltivare terreni difficili.
Il rinviare a data più remota la grande frana non esclude che nel 1725 ve ne sia stata una, di una certa entità, che la tradizione ha inglobata con la più antica.
Non necessariamente la cappella o chiesa di S. Giorgio di Illica si può ritenere che sia sorta dopo la rovina della chiesa di S. Giovanni di Sané (sulla cima del monte), poteva esservi già la cappella di S. Giorgio dove si trova attualmente.
L’attuale chiesa «fu fabbricata nell’anno 1802 e susseguenti, la sua forma è riuscita sufficientemente elegante, vi sono tre altari compreso il maggiore» (da Ponzini, Araldo, Giugno 1993, pag. 21). Don Ponzini riporta in dette pagine la relazione del Vicario di Bedonia, in cui si legge che il parroco don Antonio Franchi aveva «gran prurito di stampare i suoi scritti. Questi impegni però lo tennevno occupato in maniera che lo rendevano irreprensibile nella parrocchia".
Degni di nota sono tre affreschi realizzati nel 1962 dal pittore-scultore Luciano Ricchetti, piacentino, morto il 10 dicembre 1977. Detti affreschi rappresentano il "Trionfo di S. Giorgio", titolare della chiesa, il "Giudizio di S. Corrado Confalonieri", santo piacentino, patrono di Noto, e la "Misericordia di S. Rocco".
Illica ha subito il salasso della migrazione: dai 375 abitanti del 1935 (nel 1804 erano 138, avevano poi raggiunto il numero di 284 nel 1833), sono calati a 130 nel 1951, a 100 nel 1964, a 45 nel 1975 per ridursi a 30 nel 1999.
Anche Illica, come tutti i paesini di montagna, torna a vivere nel breve periodo della bella stagione, eventualmente in occasione di feste e sagre come per S. Rocco a Illica e la Madonna del Rosario a Casale.
Oltre alla gioia dell’incontro si rivivono i tempi, per i più anziani, dell’indimenticabile don Lodovico Fulgoni e ormai anche di don G. Piero Figliozzi, don Roberto.... ma il tempo, come il fluire del sottostante Ceno, si porta via tutto.

 
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