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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Masanti

Non è facile, dalla denominazione attuale, risalire al significato originario del nome stesso, come sovente avviene per la maggior parte dei nomi dei nostri paesi; questo sta ad indicare in genere l’antichità del paese.
Pare che un tempo si denominasse "Monsanti" (Monte del Santo), tuttavia nelle carte del XVII secolo si trova anche Mazzanti (con il raddoppio della consonante interna, come s’usava allora, cfr. anche Tarro).
Il Capitano Boccia nel suo "Viaggio ai Monti di Parma - 1804" scrive: "La Villa di Masanti è situata alla destra del Ceno in distanza di un miglio di fronte a Illica, ha una popolazione di 353 anime. Quantunque posta sulla faccia del nord del Pelpi, ove le nevi e i diacci fan lungo soggiorno, è la villa più fertile della parte superiore di questa valle".
Il Molossi, nel suo "Vocabolario topografico dei Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla" del 1832-34, scrive: "Villa del Comune di Compiano, divisa in due corpi, cioè Masanti di Sopra e Masanti di Sotto, vi è parrocchia prevostura, è la villa più fertile di questa vallata".
A conferma di quanto scrisse il Molossi c’è il resoconto della Visita vicariale (anni 1831-1833) dell’arciprete di Bedonia, Don Stefano Raffi (cfr. Ponzini: "Frammenti della nostra storia", Araldo, Nov. 1983, pag. 11-12). Si annota ad un certo punto: "Fabbriceri sanno tutti leggere e scrivere e particolarmente uno, ... una volta erano anche persone danarose, ora però non hanno più un centesimo e non hanno la capacità di lavorare la terra"...
Da qui si può dedurre che la "villa" in tempi precedenti avesse conseguito un certo benessere (forse per una forte produzione di patate, per la quale quella terra sembra particolarmente adatta) dando la possibilità agli abitanti, divenuti "persone danarose", di conseguire un certo livello culturale, che purtroppo fu di breve durata, se, quando il Raffi compiva la visita vicariale doveva aggiungere: "Ora però non hanno più un centesimo"... e non era ancora in vista la tremenda carestia degli anni 1843-1846.
"La chiesa - sempre prendendo dalla visita vicariale del 1831-1833 - presentemente si trova in buono stato, poiché è stata recentemente restaurata, specialmente nella torre, che fu percossa da fulmine, il quale penetrò e fece del guasto anche in chiesa. Presentemente sono necessarie due cose: dare il bianco ai muri interni e ritirare dalla chiesa alcune casse che la ingombrano. Anche la canonica è stata restaurata prima dell’ingresso del Sig. D. Mantegari e, se si fosse seguito il mio disegno relativamente alla scala, che immette al piano superiore, sicuramente sarebbe divenuta una casa più propria e conveniente per il parroco".
La popolazione di Masanti, prima della grande peste del 1630 era costituita di 240 anime; nel 1831, tempo della visita vicariale, di 357; nel 1914 di 380; nel 1939 di 400; nel 1986 di 100 ed attualmente... La parrocchia di Masanti si è costituita, con ogni probabilità, dopo e secondo le direttive del Concilio di Trento, ma si ha memoria di Masanti già nel 1352, come risulta da un antico "Estimo" della Diocesi di Piacenza.
La chiesa è dedicata a S. Andrea apostolo, tuttavia molto sentita è la devozione a S. Fermo, soldato martire. Questo Santo, che pare abbia dato il nome al paese, come già detto, è ricordato come cittadino di Bergamo, martirizzato insieme a S. Rustico nel 290. Il "Martirologio Geronimiano" li ricorda come martiri in Oriente, altra fonte li fa martiri africani e militari.
La presenza dell’immagine, e soprattutto la devozione a S. Fermo da parte della popolazione di Masanti, che lo considera come soldato, avvalora la sua appartenenza alla Legione Tebea. In ogni caso è fuori discussione la devozione assai diffusa verso S. Fermo, fino a far accorrere a Masanti devoti dalle valli circostanti per molti anni, fino a radicarsi nella tradizione.
Segno di tanto onore verso questo santo è pure la mirabile ancona lignea dorata e policroma della seconda metà del 1600, posta nella terza cappella a destra entrando; opera di Stefano Besagno, alta poco più di tre metri e larga 234 cm.
La pregevole opera, che risentiva dell’azione corrosiva del tempo e dei silofagi (roditori del legno), è stata recentemente sottoposta ad un radicale intervento di recupero e di salvataggio ad opera della restauratrice Silvia Ottolini sotto la direzione della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Storici di Parma e Piacenza e con finanziamento della Fondazione della Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza.
Contemporanea a questa e forse di maggior pregio è l’ancona, pur essa in legno dorato policromo, dedicata alla B.V. del Santo Rosario, la cui festa veniva solennemente celebrata dai fedeli e la cui immagine si può ammirare nella nicchia centrale di detta ancona delimitata da 15 quadretti raffiguranti gli altrettanti misteri del S. Rosario. Nella cimasa sono raffigurati due Profeti e nelle nicchie laterali trovano posto le statue di S. Domenico e di S. Caterina da Siena, su cui si legge: "Stefano Besagno Fecit per sua devocione".
È in fase di progettazione il restauro anche di questa pregevolissima opera d’arte. Occorre rilevare che molto sentita era la devozione alla Beata Vergine del S. Rosario, come è dato di rilevare dalla presenza in archivio di una bolla pontificia inviata dal papa Urbano VIII nel 1627, 13 giugno, che concedeva indulgenze a tutti i Cristiani, che confessati e comunicati, fossero intervenuti alla celebrazione della festa della Visitazione della Beata Vergine a S. Elisabetta, avessero pregato per il Papa, per l’esaltazione di Santa Madre Chiesa, per la conversione degli eretici e per la pace fra i principi cristiani; stesse indulgenze erano concesse nella festa dell’Annunciazione, della Natività e Purificazione della B. Vergine Maria e anche per la festa di S. Andrea Apostolo.
Agli inizi del secolo scorso trovò viva accoglienza la devozione a Santa Teresa del Bambin Gesù, in seguito alla morte per difterite di due fratelli, Giovanni e Firmino Taddei, figli di Vittoria e Andrea, i quali, piuttosto che disperarsi per la disgrazia, avevano promosso ed indirizzato i loro sentimenti verso la Santa Suora di Lisieux, località di origine della madre Vittoria.
Nella seconda metà degli anni Ottanta, anche in conseguenza degli eventi sismici che si sono succeduti nell’Alta Valceno a partire dall’agosto del 1985, si è dovuto far fronte ad urgenti interventi di consolidamento delle fondamenta e delle strutture portanti perimetrali e di volta, nonché della pavimentazione e del manto di copertura di tutta la Chiesa. Tale grosso intervento si è reso possibile grazie alla collaborazione attiva della popolazione e alle provvidenze disposte, in materia di calamità naturali, dalla Legge n. 730 del 28.10.1986.
In tale occasione è stato anche riattivato l’accesso (attraverso tre botole sul corridoio centrale della navata) alle tre antiche celle funerarie su cui poggia l’attuale Chiesa.
L’emigrazione ha spopolato tutti i paesi della montagna, per la penuria di attività redditizie. Masanti ha una risorsa naturale, che ha frenato un poco l’esodo: l’acqua delle Fonti di S. Fermo, denominata Acqua minerale Lynx, la cui distribuzione coinvolge un buon numero di addetti.
L’ottima qualità dell’acqua già godeva fama nei secoli passati, se si deve credere a quanto affermava il Molossi: "È credenza fra quei terrieri che le acque di un fonte, che scaturisce al Nord-Est di Monte Pelpi, guariscano da molti mali coloro che ne bevono, o ne prendono i bagni...".
Nel periodo estivo, e nelle feste patronali, soprattutto in occasione della Festa di S. Fermo, il 9 agosto, le due frazioni di Masanti di Sopra e Masanti di Sotto si animano e pare tornino a rivivere negli incontri con parenti ed amici, molti dei quali accorrono anche dai paesi limitrofi.

 
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