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Un po' di Storia

Parrocchie > Parrocchie Val Ceno > Romezzano

"Nella località ove sorge l’attuale Chiesa parrocchiale eravi già ab antiquo una piccola Cappella dedicata a S. Caterina vergine e martire. Fu solo verso il 1616, essendo vescovo di Bobbio, Monsignor Bartolomeo Capra, che si iniziarono le pratiche da parte della popolazione di Romezzano per la costruzione di una cappella più ampia e più comoda, onde potervi decentemente celebrare i divini Uffici in modo stabile nella speranza di poter almeno avere un Cappellano. Il Vescovo, Mons. Capra, in seguito alla richiesta in data 20 giugno 1616 permetteva che si addivenisse all’erezione della Cappella tanto desiderata, la quale fu in seguito ben presto costruita e dedicata a S. Giacomo Maggiore Apostolo e insieme a Santa Caterina Vergine e Martire. La sola cappella rimase tale fino al 1748.
Così incomincia il Liber Chronicus di Romezzano per mano di D. Paolo Mariani, rettore dal 7 aprile 1909 fino al 20 febbraio 1916; detto rettore ha steso le note più importanti riguardanti i fatti dall’inizio fino al 1916.
Dalla documentazione (già consultata per Calice e Drusco) sappiamo che Romezzano, nella Visita Pastorale del 1597 fatta dal vescovo Aulari, era frazione di Casalporino, che dipendeva a sua volta dalla pieve di Drusco. Mons. Manara, con decreto del 7 dicembre 1722 eresse Romezzano insieme a Calice e Casalporino parrocchie autonome da Drusco.
Dalla erezione di una cappella, richiesta (e certamente ottenuta) come già visto, in data 20 giugno 1616, si alternarono per il servizio delegati spirituali e vicecurati, dei quali dal 1663 si conoscono anche i nomi: Don Benedetto Moglia,  Don Giulio Dallara,  Don Antonio De Moliis,  Don Giovanni Mollia, Don Domenico Monteverdi; e arriviamo così al primo rettore, Don Antonio Maria Lusardi, nominato da sua altezza serenissima, il signor Francesco, Duca di Parma e Piacenza, fino a Don Giuseppe Cavatorta nel 1972.
     

     Grazia straordinaria o Miracolo operato dalla B.V. Maria del Rosario 1825
     
Da parecchie persone anziane e specialmente da tal Mazza Giuseppe detto Battin, morto nel 1912, che conobbe personalmente la persona su cui fu operato il miracolo stesso, persona degnissima di fede, il seguente fatto, di cui però non trovasi nessun cenno nei registri esistenti in archivio; il che però per sé non infirma guari la verità del fatto medesimo, non trovandosi nei registri dell’Archivio assai incompleti e tenuti malissimo neppure cenno di cose importantissime e verissime, quali l’origine e l’istituzione della festa votiva del 10 settembre avvenuta, come vedremo appresso, nell’anno 1836.
Durante l’epoca napoleonica, o poco dopo, un giovane di nome Bartolomeo Botti, figlio di Giovanni Battista della famiglia dei Berti, dell’età di circa 14 anni, storpio da ambo le gambe e per cui era costretto a usare le stampelle, non potendo assolutamente reggersi in piedi, stava una Domenica mattina seduto su di un muricciolo, sopra la propria abitazione.
Sua madre, Teresa Zazzali e Bruschi Giovanna, madre del Battin, suddetto, erano andate in pio pellegrinaggio alla Madonna di Pione, presso Bardi, appunto per impetrare la grazia della guarigione al giovane in parola. Costui fu dalla zia invitato ad andare in Chiesa a pregare egli pure la Madonna del Rosario e di accostarsi frattanto ai sacramenti. Il giovane alla meglio va in chiesa e si regge benissimo in piedi, senza l’uso delle stampelle; prova a muoversi e si accorge che va senza l’aiuto delle medesime. Allora le abbandona affatto e solo si va ad inginocchiare di nuovo davanti all’altare della Madonna del Rosario, ringraziando Maria SS.


     Altra Guarigione Miracolosa operata da Maria SS. del Rosario

Verso il 1860 o qualche anno dopo (non potrei precisare la data mancando memorie scritte) scoppiò nei dintorni di Romezzano altra terribile malattia contagiosa, che mieteva vittime numerose, specie nella parrocchia di Caneso.
Anche in Romezzano cominciò a manifestarsi qualche caso di colera. La popolazione, atterrita, corse subito a raccomandarsi a Maria SS.. Si stabilisce di portare, e si porta di fatto in giornata di domenica, la statua di Maria SS. in giro per la parrocchia dando colla medesima la benedizione davanti a ciascuna casa. La liberazione dal male contagioso è immediata, più nessuno muore e i pochi colpiti guariscono tosto.
Istituita la festa votiva del 10 settembre, fu stabilito di costruire altrettante cappelle nei luoghi dove sostava la processione per le benedizioni; l’autorizzazione a tale scopo fu concessa il 22 aprile 1848.
Fatta restaurare da Luigi Raffo di S. Stefano d’Aveto, la statua della Madonna del S. Rosario, e vista l’ottima riuscita, si decise di far restaurare anche quella di S. Giacomo Apostolo; il promotore di tali restauri fu Giuseppe Mazza, detto Battin, Massaro della Madonna (già ricordato).
Furono eseguiti importanti riparazioni ai tetti della chiesa e della sagrestia per opera del pontremolese Bartoli (1909), mentre per la canonica, oltre i lavori di restauro, venne fatta una fasciatura in ardesia proveniente dalla cava di Cogorno, presso Lavagna, la messa in opera fu eseguita dal muratore Davide Pagliughi di Rezzoaglio (settembre-ottobre 1910). Lavori al campanile vennero fatti nel mese di luglio del 1913 dal capomastro G. Battista Rezzetti di Roncolungo. Inoltre la sera del 13 agosto, durante l’imperversare di un furioso temporale, una fortissima scarica elettrica si abbatteva sulla cupola del campanile penetrando nella chiesa procurando gravi danni in più parti. Nell’anno seguente (1914), ad opera del capomastro Razzotti furono fatte le riparazioni e si munì il campanile di un potentissimo parafulmine del sistema Borghini di Arezzo.
Nel 1915 si ebbe un inverno dei più terribili, non se ne ricordava uno simile a memoria di uomo. Freddo intenso e continue furiose tormente di neve; da prima di Natale del 1974, fino a quasi tutto marzo continuò, si può dire, a nevicare: nessuno vide mai tanta quantità di neve per terra.
Anche Romezzano ebbe nove giovani vite stroncate durante le prima, grande guerra mondiale, del 1915-18; in più, sempre negli ultimi mesi del 1918, la popolazione era stata colpita dalla grave influenza, detta «spagnola», che aveva procurato qualche decesso.
Il 27 maggio 1921 un fulmine colpì nel bosco una capanna di carbonai e uccise due capre ferendo un uomo. E arriviamo al... terremoto.
1927: 11-28 ottobre. Mese di un caldo eccezionale. Verso le 21 vi furono violente scosse di terremoto.
Già in varie ore del pomeriggio furono avvertite piccole scosse e lontani boati, ma a quell’ora le scosse furono così violente (6°-7° grado della scala Mercalli), che le popolazioni della Valle furono più o meno tutte prese dal panico e passarono la notte nei campi, lontane dagli abitati. Le scosse si ripeterono più o meno violente nei giorni e mesi seguenti per un intero anno, obbligando il popolo, almeno in parte e nel primo mese, a dormire all’aperto o in cascinali e capanne improvvisate.


     1936: Anno del Centenario

L’idea di celebrare solennemente il I Centenario dell'istituzione della festa della Madonna del Voto fu lanciata già da don Luca Cella nel giorno del suo ingresso in parrocchia il 6 settembre 1931 e in verità, già da quel giorno, rettore e fedeli, anche emigrati, si erano mossi per preparare la celebrazione centenaria, sistemazione della chiesa, cantoria con adattamento della vecchia balaustra. Il pittore Giovanni Botti provvide alla pittura e decorazione di tutta la chiesa in questa occasione il quadro di S. Antonio, S. Biagio e S. Caterina del Giroldi di Piacenza fu sostituito con un affresco.
Il falegname Eugenio Fugazzi di Alpicella costruì il coro in legno, 12 banchi, 2 confessionali e la sede per i sacerdoti celebranti. Furono coniate le medaglie commemorative del centenario. Si tennero 10 giorni di Ss. Missioni predicate dai Canonici della cattedrale di Bobbio: don Francesco Balzarini e don Matteo Taddioli.
A presiedere la solenne celebrazione, essendo il Vescovo Mons. Matteo Pellegrino passato ai gaudii celesti, fu invitato il Vescovo di Piacenza, Mons. Ersilio Menzani con numeroso clero da ambo le diocesi. II 9 settembre si tenne la celebrazione con la cerimonia della consacrazione della chiesa e l'incoronazione delle statue della Madonna e del Bambino Gesù.
La lunga processione penitenziale si concluse con l’ingresso, a sera inoltrata, nella chiesa tutta illuminata con l’impianto elettrico inaugurato per l’occasione, mentre infiniti lumini illuminavano tutte le finestre delle case della vallata.
Altrettanto solenni furono le celebrazioni del 10 settembre, Centenario dell'istituzione della festa della Madonna del Voto.
Oltre il Chronicus di Romezzano, anche L’Araldo (Nov. 1936, pag. 216 e ss.) ha dato ampio spazio alla descrizione dell’avvenimento, pertanto per chi desiderasse saperne di più rinviamo ad essi.

 
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